di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Finalmente una buona notizia. Il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha appena annunciato l’ingresso dei lavoratori in associazione con una quota del 5% del capitale della newco che nascerà per cercare di dare un futuro all’Alcoa di Portovesme. Il 5% in azioni equivale a 750mila euro, a parziale copertura dell’aumento di capitale da dodici a quindici milioni, con un apporto finanziario di 6,3 milioni da parte di Invitalia, in società con il socio di maggioranza rappresentato dagli svizzeri della Syder Alloys. Nel sistema di governance duale previsto, un rappresentante dei lavoratori siederà nel consiglio di sorveglianza. Insomma, una soluzione in linea con quanto sostenuto dalla nostra Organizzazione sindacale fin dalla sua nascita che pone, appunto, la partecipazione dei lavoratori alla gestione di impresa come un elemento fondante e fortemente caratterizzante. Certo, però, alcune considerazioni si pongono. Sul caso specifico di Alcoa, la soluzione prospettata è condivisibile, anche se non possiamo nasconderci dietro un dito: i problemi restano, ad iniziare dalla definizione di un piano industriale che possa ridare fiato alla produzione, salvaguardando i livelli occupazionali. Di questo si parlerà all’inizio di maggio, al tavolo già convocato, dove andrà affrontata la questione della prossima scadenza degli ammortizzatori sociali: dal 1° luglio, i dipendenti saranno privi di copertura retributiva, cosa che scongiurare assolutamente. Una seconda osservazione è più generale. Bene il modello Alcoa, ma non si può pensare al coinvolgimento dei lavoratori come extrema ratio, come l’ultimo tentativo possibile quando tutto sembra precipitare. È di tutta evidenza che ragionare in questo modo significa il più delle volte condannare la partecipazione alla irrilevanza. I lavoratori hanno dimostrato in questo caso, come in tanti altri (non si possono dimenticare, ad esempio, i tanti casi di dipendenti che hanno rilevato le loro aziende in crisi, mettendoci di loro la liquidazione e gli anticipi della mobilità o della Naspi), il forte spirito di sacrificio e la voglia di mettersi in gioco. Ed allora, la partecipazione dei lavoratori deve diventare uno strumento praticabile sempre, quando l’azienda naviga in cattive acque, ma anche quando, e soprattutto, l’impresa macina utili ed è competitiva. Ad oggi è difficile dire come andrà a finire la partita che le formazioni politiche stanno giocando per formare il nuovo governo; ciò che, però, possiamo auspicare da subito è che il nuovo Premier e il nuovo Ministro del lavoro e delle politiche sociali vorranno mettere in cima alla loro agenda l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione. Questo perché la partecipazione dei lavoratori non può essere relegata nella misure spot, ma deve, piuttosto, essere un principio guida centrale nella nostra economia.