In uno studio pubblicato sabato, la Cgia ha provato a fare un conteggio di quanto denaro dovrà predisporre il nuovo esecutivo per evitare il prossimo aumento d’IVA, senza alterare negativamente i conti pubblici – anzi, correggendoli – e, allo stesso tempo far fronte alle uscite già programmate. Se, infatti, non si trova il modo per accantonare le risorse necessarie, dal 1 gennaio del 2019 l’IVApasserà dall’attuale 22% al 24,2% e al 24,9% nel 2020 (dal 10% all11,5% l’aliquota ridotta). Stando ai conti dell’Associazione, per scongiurare l’aumento bisognerà recuperare 12,4 miliardi di euro. Altri 3,5 miliardi di euro potrebbero, invece, essere necessari per rispettare le regole comunitarie previste dal Six Pack: nel 2017, ricorda la Cgia, l’Europa aveva chiesto all’Italia «una riduzione del rapporto deficit/Pil dello 0,5%».  Una serie di fattori, come i terremoti  e i flussi migratori, ha poi portato ad una riduzione allo 0,16% del Pil (manovra correttiva di giugno 2017 da 1,6 miliardi di euro). «A consuntivo – spiega però – sembrerebbe esserci uno scostamento dello 0,5% rispetto alla correzione richiesta, anche perché è aumentata ancora la nostra spesa pubblica», da qui l’ipotesi di una possibile richiesta di una manovra correttiva da 3,5 miliardi. A tutto ciò vanno sommate le spese indifferibili (tra cui il rinnovo dei contratti degli statali), per un totale di altri 2,6 miliardi. In sostanza servono 18,5 miliardi di euro.