di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

È terminata la prima fase di consultazioni per la formazione del nuovo Governo. Come prevedibile un accordo non è ancora stato trovato ed è tutto rimandato alla settimana ventura. Ci troviamo in una fase di stallo, in un incrocio di veti e contro-veti, ed attendiamo il prossimo giro per sapere se sarà in qualche modo trovata una soluzione. Emerge al momento il ruolo del Presidente Mattarella, che sta assumendo un atteggiamento molto diverso rispetto al proprio predecessore Napolitano. Il Presidente chiede di «valutare responsabilmente convergenze programmatiche, le possibili soluzioni per dare vita ad un governo» approfittando del tempo a disposizione: le nuove consultazioni sono infatti previste al termine della prossima settimana. Un ruolo, così come dovrebbe essere, realmente super partes: la ricerca di una soluzione fattibile e non, invece, la concretizzazione di un disegno caldeggiato se non già predisposto. La moral suasion del Presidente per il momento si limita ad un invito – rivolto a tutte le forze politiche – ad utilizzare i giorni a venire per smussare gli irrigidimenti e cedere magari su qualche presa di posizione in nome del senso di responsabilità. Invito che, stante la situazione, si estende a tutti gli attori in campo. L’unico dato certo al momento è infatti quello numerico: senza un accordo fra almeno due dei tre schieramenti, il Governo non potrà formarsi. Il cambiamento profondo dello scenario politico emerge già da queste prime mosse del Presidente. Appare definitivamente superato il bipolarismo al quale per vent’anni siamo stati abituati e, nel bene e nel male, ora abbiamo di fronte una nuova Italia politica, nella quale non è impossibile immaginare allo stesso tavolo nel Consiglio dei Ministri esponenti di partiti fino al 3 marzo scorso considerati sostanzialmente antitetici. Lo scenario é totalmente diverso rispetto a quello degli anni passati, nei quali già avevamo visto nascere accordi di governo trasversali, ai tempi di Monti e Letta, ma mediante una convergenza al centro fra i partiti cosiddetti “moderati” e l’esclusione delle ali “estreme”. Adesso sta avvenendo l’opposto: le uniche soluzioni praticabili prevedono un Governo che comprenda almeno una delle principali forze un tempo d’opposizione ed ora invece in grande crescita sull’onda del voto popolare, ovvero M5S e Lega. Senza la presenza di almeno uno, se non di entrambi i partiti considerati – a torto o ragione, nel bene o nel male – “antisistema” o populisti che dir si voglia, il nuovo governo non si farà. Questo dicono i numeri. E l’eventualità, al momento, nonostante lo stallo, ancora fortemente improbabile, di tornare al voto avrebbe con buona probabilità l’effetto di rafforzarli entrambi. Comunque finirà, qualcosa è cambiato e l’immagine delle delegazioni a piedi verso il Quirinale ne è la più efficace rappresentazione.