I conti decisamente non tornano. È inutile girarci troppo intorno: nonostante la misura sia evidentemente interessante, la risposta continua ad essere marginale. Parliamo degli accordi di produttività che pure dovrebbero avere una doppia finalità – incrementare appunto la produttività nelle aziende ed accrescere le entrate dei dipendenti – di forte richiamo. Ed invece, andando a scorrere i numeri, si scopre che sui quasi 31mila accordi firmati da quando la norma è stata rifinanziata, vale a dire dal 2016, con possibilità di registrazione a posteriore delle intese sottoscritte nel 2015, quelli effettivamente attivi nel 2018 sono appena 9.389, poco più del 30%, quindi. Fra i contratti attivi, che garantiscono l’applicazione dell’aliquota sostituiva del10% o che possono assicurare servizi aggiuntivi di welfare aziendale, quelli maturati in ambito aziendale sono la maggioranza, circa l’83%, a conferma di quanto poco diffuso sia lo strumento in ambito territoriale. E guardando proprio al territorio, un dato emerge in assoluta chiarezza: la quasi totale assenza del Mezzogiorno da questo scenario, con grave danno per i tanti lavoratori delle aziende locali che si ritrovano a perdere entrate aggiuntive fino a mille euro. In tutto il Sud, Isole comprese, gli accordi sottoscritti ed attivi sono meno di mille, pari a quelli della sola regione Piemonte, una situazione difficile da digerire, tanto è penalizzante.