«Possiamo dirlo con forza nel settantesimo della Costituzione: le donne sono state artefici della Repubblica. E sono oggi artefici del suo divenire. La nostra comunità nazionale, il nostro modello sociale, le nostre stesse istituzioni non sarebbero quello che sono senza il contributo creativo, fondativo, delle donne italiane». Questo un passaggio del discorso che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha tenuto al Quirinale in occasione della Giornata internazionale della donna, quest’anno dedicata al tema “Donne e Costituzione”. Tuttavia, quelle di Mattarella, rischiano di restare soltanto belle parole. Nonostante il Rosatellum, la legge elettorale con cui abbiamo eletto il nuovo Parlamento, le donne elette sono state meno di un terzo e, rispetto alla precedente legislatura, la loro presenza al Senato è rimasta invariata mentre quella alla Camera è leggermente diminuita. Un deludente risultato che stride con altre parole espresse oggi sempre dal capo dello Stato: «Le donne parlamentari hanno, spesso, all’occorrenza, saputo intendersi; e operare, impegnarsi, battersi insieme. Credo che questo rappresenti una lezione repubblicana. Abbiamo ancora – e questo vale per tutti -, avremo sempre bisogno di questa attitudine, del senso di responsabilità di saper collocare al centro l’interesse generale del Paese e dei suoi cittadini». Eppure, in Parlamento, di donne ce ne sono ancora troppo poche. Il problema è tanto più esteso. Spesso è una questione di scelte. Nel rapporto pubblicato oggi dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro – “La condizione occupazionale delle donne con figli” – è scritto che la maternità, tra i 25 e i 49 anni, porta gran parte delle donne ad uscire dalle forze di lavoro per entrare a far parte delle inattive. Le donne con almeno un figlio hanno maggiori difficoltà a restare nel mercato del lavoro, facendo registrare un tasso di occupazione, il 55,2%, inferiore di oltre 15 punti percentuali rispetto a quello delle donne senza figli, 70,8%.