Corsa contro il tempo per cercare di mettere finalmente una toppa al disastro istituzionale causato dalla fuga in avanti della riforma Delrio. Come si ricorderà, la legge 56/2014, anticipando le modifiche al Titolo V della Costituzione, è intervenuta tagliando le province. Il successivo flop del referendum costituzionale, come in un gioco dell’oca, ha riportato indietro le lancette, ma fino ad un certo punto, in quanto nel frattempo la gestione dei centri per l’impiego era tornata in capo alle regioni, secondo i differenti ordinamenti di ciascuna di queste. Un caos con pochi precedenti nella storia recente che ha inferto un durissimo colpo alle politiche attive nel nostro Paese, già messe in ginocchio dalla quasi pressoché totale carenza di offerta formativa e dal limitato apporto dell’Anpal, la cui fase di start up si sta mostrando più farraginosa del preventivato. Il risultato della fuga in avanti è, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Il personale dipendente dei centri per l’impiego, già fortemente sottodimensionato, si è trovato nella scomoda posizione di dover fornire assistenza a persone in cerca di occupazione senza avere certezza alcuna sul proprio futuro occupazionale; oggettivamente, è difficile erogare un servizio, che la normativa qualifica come livello essenziale delle prestazioni, quando non si ha la serenità necessaria. Se finora si era andati avanti a colpi di rinnovi, la legge di bilancio per l’anno in corso ha cercato di mettere un punto, cosa favorita dalla sostanziale convergenza di tutte le forze politiche. La legge 205/2017, infatti, posta delle risorse per favorire il raggiungimento di due obiettivi: il completamento del passaggio del personale a tempo indeterminato alle regioni (235 milioni) e il rinnovo dei contratti a tempo determinato, comprese le collaborazioni coordinate e continuative, primo passo verso la stabilizzazione (16 milioni). Tale passaggio deve realizzarsi entro il 30 giugno, per cui le regioni che ancora non si sono attivate hanno margini ristretti per completare il processo. Chiaramente, la partita politiche attive non può dirsi conclusa con il semplice, seppur importante, passaggio di personale. Poco prima di Natale, Stato e regioni hanno sottoscritto un impegno volto a sostenere, ognuno per le rispettive competenze, il rafforzamento dei servizi per il lavoro. Tutti da verificare i tempi di attuazione, però. Si tratta, infatti, di un piano triennale e quindi, almeno in certi casi, potrebbe avere una tempistica molto spostata in avanti, una iattura per i milioni di disoccupati e disoccupate in cerca di un lavoro, ma anche per tutti coloro che vorrebbero provare a migliorare la loro personale posizione professionale. Di certo, andando a confrontare i numeri è chiaro che occorre imprimere una svolta decisa e profonda, in termini di risorse umane e finanziarie, ma anche sotto il profilo del coinvolgimento attivo del partenariato economico e sociale.