Nella serata di lunedì scorso alla Bicocca, Università degli Studi di Milano, si è tenuto il convegno “Big Data e Macchine intelligenti: quale futuro per il lavoro?”.
“Con questa iniziativa – afferma Fabio Verelli, dirigente confederale della Ugl intervenuto al convegno – si è voluto portare all’attenzione del mondo universitario e di quello del lavoro il tema dei cambiamenti epocali che stanno avvenendo nell’organizzazione delle attività produttive, con la piena introduzione delle cosiddette intelligenze artificiali negli ambiti della vita lavorativa e persino di quella privata”.
“Uno dei dati più significativi emersi, e su cui riflettere, è quello che vedrà due terzi degli attuali bambini fare, da adulti, lavori oggi inesistenti nella nostra società – prosegue Verelli – infatti, con una velocità impressionante, si sta mettendo in moto la quarta rivoluzione industriale che interessa l’intero sistema industriale ma, nel contempo, dobbiamo su questo aspetto direttamente coinvolgere il Sindacato al fine di prevenire i potenziali rischi di un impatto negativo sui futuri livelli occupazionali e sulla vita stessa dei lavoratori”.
“Alcuni interventi nel corso del convegno – ha aggiunto il sindacalista – si sono incentrati sul fatto che la recente crisi economica mondiale, iniziata nel 2008, ha sollecitato molte aziende, almeno quelle più innovative, ad accelerare la ricerca di più efficaci sistemi produttivi, tramite l’introduzione di moderne tecnologie digitali, soprattutto nel comparto manifatturiero, in uno scenario oramai sempre più globalizzato”.
“Le delocalizzazioni – conclude Verelli – sono, purtroppo, state il naturale e pericoloso sbocco che, almeno in Italia, ha visto aumentare la disoccupazione, anche quella più qualificata, con inevitabili tensioni sociali che possono destabilizzare il Paese e creare effetti devastanti sul suo tessuto sociale. Per questo è opportuno un immediato confronto costruttivo fra Governo, sindacati ed imprenditori, per ragionare, con un sano spirito partecipativo, sulle nuove organizzazioni produttive che si stanno affermando e che non potranno non tenere conto dell’esigenza di adeguati investimenti sulla formazione professionale e sulla sicurezza ambientale e lavorativa. Anche perché forse i robot non sostituiranno l’uomo, ma di certo il pericolo è dietro l’angolo”.