Uno sciopero di quattro ore per turno, un operaio incatenato ai cancelli dello stabilimento, traffico bloccato e lunghe code di auto da Chieri a Villanova. Prosegue la protesta dei lavoratori dell’Embraco contro i 497 licenziamenti (su 537 posti) disposti dall’azienda, che si è rifiutata di chiedere la cassa integrazione guadagni proponendo invece contratti part-time fino a novembre. Una proposta che (naturalmente) non è stata accettata dai sindacati e dai lavoratori. Il caso agita anche il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: «Non molliamo, stiamo lavorando a tutti i livelli. Qua a Bruxelles e con Invitalia, che è partita con la mappatura di progetti alternativi», ha spiegato, intervenendo dopo l’incontro con la commissaria UE alla Concorrenza, Margrethe Vestager. «La differenza tra le altre crisi che abbiamo affrontato e che qui ci siamo trovati con una multinazionale che si è rifiutata in un modo eccezionalmente negativo di gestire queste fasi di transizione». Allora che fare? «Non si tratta di obbligare le multinazionali a rimanere, come lo fai, con i carabinieri? Ma qualunque cosa succeda va gestita in un modo fattibile per trovare un’alternativa, e le aziende devono comportarsi in un modo decoroso», ha osservato il ministro.