di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

È in arrivo una nuova trovata per continuare a tartassare i cittadini, compresi quelli che fanno fatica a far quadrare i conti per arrivare a fine mese e che magari stanno attenti a spegnere l’interruttore della luce ogni volta che escono da una stanza. Ovvero la delibera dell’Autorità per l’Energia, che, a seguito di ricorsi e sentenze del Tar e del Consiglio di Stato a favore delle aziende di distribuzione dell’elettricità, ha stabilito di far pagare ai cittadini in regola col pagamento delle utenze anche gli oneri parafiscali di chi non paga la bolletta. Un sopruso che non va ad intaccare chi non paga, e che quindi ora avrà ancora meno ragioni per iniziare a farlo, e che favorisce le compagnie elettriche, scaricando la grana sulle spalle dei cittadini onesti. Il caso è scoppiato dopo la crisi di alcune aziende elettriche, fallite o in grave difficoltà. Con questa delibera si dovrebbero recuperare circa 200 milioni su un totale di un miliardo di euro di bollette non pagate. Poi, forse, con altre misure i consumatori pagheranno anche il resto. Probabilmente l’ammontare, diluito fra tutti gli utenti in regola, sarà destinato a confondersi in una pletora incomprensibile di tasse e balzelli che i cittadini pagano, rassegnatamente. Sta di fatto che si tratta di una decisione profondamente ingiusta. La questione andrebbe risolta innanzitutto distinguendo fra chi non riesce a pagare e chi invece pur potendo preferisce fare il furbo, rivedendo le soglie di reddito e gli strumenti di sostegno a favore delle persone realmente bisognose ed impossibilitate a pagare, ma pretendendo quanto dovuto da chi invece può pagare, anche utilizzando i nuovi strumenti offerti dalle tecnologie più avanzate. Senza tornare ai casi eclatanti delle banche salvate con prestiti pubblici, recentemente era stato applicato un simile principio con il canone Rai in bolletta, ma almeno in questo caso chi già pagava aveva visto una diminuzione della spesa, anche se d’altro canto molti che non erano tenuti a pagare si sono trovati il canone automaticamente addebitato, dovendo poi cimentarsi in una complessa trafila di richieste di esonero e attesa dei rimborsi. Ma il punto della questione risiede nel fatto che, dopo la liberalizzazione di settori essenziali in un mercato ormai sostanzialmente aperto in cui operano diverse compagnie, si preferisce, in un sistema purtroppo niente affatto inedito, «privatizzare gli utili e socializzare le perdite».

Un’ingiustizia
Innanzitutto occorrerebbe distinguere meglio fra chi è realmente impossibilitato a pagare, che andrebbe aiutato rivedendo anche soglie di reddito e strumenti di sostegno, e chi invece fa il furbo, da sanzionare interrompendo la fornitura e pretendendo il dovuto, senza spalmare i costi sugli utenti in regola. Ma il nocciolo della questione è un altro e deriva dalle liberalizzazioni di settori essenziali in un mercato che, nel nostro Paese, sempre più spesso è privato quando ci sono utili e dividendi da spartire e pubblico quando si tratta di ripianare i debiti.