di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
L’Istat, nel report «Le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro», relativo agli anni 2015-2016, ci ha aggiornato sulla diffusione del fenomeno delle aggressioni a sfondo sessuale nei luoghi di lavoro, denunciando una situazione fortemente critica. Sono state stimate infatti in 1 milione 404mila le donne che nel corso della propria vita hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro, 425mila solo negli ultimi tre anni. Minacce e ricatti per ottenere o mantenere un’occupazione o per vedersi riconosciuto un avanzamento di carriera. Casi che si verificano in tutti i settori, ma che sono soprattutto frequenti nell’ambito del commercio e dei servizi (36,6% del totale), nel lavoro impiegatizio (30,5%) e nelle professioni tecniche (10,3%). Nella quasi totalità dei casi le donne non denunciano, sfiduciate verso possibilità effettive di tutela. Più del 30% delle donne vittime di molestie si dimette, rinunciando così al proprio lavoro. Altre, se non sottostanno al ricatto, vengono licenziate o viene bloccata la loro carriera. Questa situazione testimonia un degrado nella dimensione etica alla base dei rapporti umani che va denunciato e combattuto. Le risposte possibili volte ad affrontare questa situazione sono molte. Servono punizioni certe per i colpevoli. Naturalmente è fondamentale il ruolo dell’educazione e della diffusione, anche nei mass media, di modelli sociali e di comportamento improntati sul rispetto. Ma non si può negare il fatto che la crisi economica, la disoccupazione, l’insufficiente domanda di lavoro e soprattutto di lavoro di qualità, il continuo deterioramento dei diritti dei lavoratori, sempre meno tutelati da un’occupazione «sicura», siano delle concause in quanto, rendendo più fragile la vita lavorativa delle persone, espongono maggiormente i lavoratori ad eventuali intenzioni negative di colleghi, superiori e datori di lavoro. Alcuni provvedimenti sono stati presi, come il divieto di licenziamento, demansionamento, trasferimento o altri provvedimenti ritorsivi dopo una denuncia per molestie sul lavoro, o anche l’introduzione del congedo per le vittime di violenza di genere, ma si tratta ancora di poca cosa di fronte ad un mondo del lavoro sempre più precario e meno tutelato, sempre più parcellizzato ed individualizzato, in cui si fa maggiore fatica nel far valere i propri diritti senza temere di perdere il posto di lavoro. Resta fondamentale, anche in questo caso, il ruolo del Sindacato che con la sua forza associativa può fornire una rete di supporto e assistenza, ma è imprescindibile, per cambiare veramente le cose, una vera e propria rivoluzione culturale che ponga come obiettivo primario la dignità ed il rispetto dell’essere umano in ogni ambito del vivere civile. Anche nei luoghi di lavoro, ridando forza ai diritti e riducendo così lo spazio per molestie e ricatti.