L’Istat riferisce che nella media del 2017 il Pil dell’Italia è cresciuto dell’1,4% sull’anno precedente (il dato dovrà essere però confermato con le diffusioni di inizio marzo). Notizia accolta con le fanfare – «al top da sette anni…» –, come spesso accade in questi casi. Eppure restano i soliti interrogativi: la ripresa è osservabile ovunque? Domanda legittima, perché la ripresa non si è distribuita in modo omogeneo nel Paese e i divari, soprattutto territoriali, restano consistenti. E la domanda è legittima anche perché il Pil è un indicatore che necessita sempre di un confronto diretto per avere davanti agli occhi la fotografia del reale andamento dell’economia. Come fa notare il Sole 24 Ore, «il livello del Pil è comunque ancora sotto i valori pre-crisi». Nonostante la ripresa siamo nel quarto trimestre 2017 indietro del 5,7% rispetto al primo trimestre del 2008, «quando si raggiunse il picco». Inoltre non va dimenticato che il tasso di crescita dell’Italia è tra i più bassi dell’Eurozona e dell’UE (con una media di oltre il 2% in entrambi i casi), dunque in un contesto di ripresa generale. Nel quarto trimestre del 2017, in termini tendenziali, il Pil italiano è cresciuto dell’1,6%, in Francia nello stesso periodo del 2,4%. Il nostro Paese, poi, continua ad avere un problema enorme: il debito pubblico troppo elevato. Sebbene dal ministero dell’Economia neghino l’esigenza di una manovra aggiuntiva, è molto probabile che il futuro governo sia chiamato subito ad apportare qualche correttivo. A dirlo, ultimo in ordine di tempo, è l’Ufficio parlamentare di bilancio nel Focus dedicato alla finanza pubblica: «Il rispetto delle regole del braccio preventivo è di nuovo a rischio di deviazione significativa. Come avvenuto nello scorso anno, nell’ambito della sorveglianza europea potrebbe emergere la richiesta di misure correttive che riportino il saldo a un livello coerente con il rispetto delle regole». Osservazioni che fanno il paio con i recenti richiami della Commissione europea, secondo cui se non venissero adottate «politiche di bilancio prudenti» il rischio di non vedere confermate le stime di crescita (crescita, di per sé, già abbastanza fragile) è effettivamente dietro l’angolo. Per poter cominciare a dormire sonni tranquilli, insomma, servono misure incisive che rendano la crescita strutturale e duratura. Altrimenti il segno “+” tanto celebrato non è altro che un fuoco di paglia.