Forse la spiegazione sta tutta nelle parole del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «Quello che conta è l’occupazione in qualità e quantità e la crescita è lo strumento più efficacie per realizzarla». L’occupazione in Italia non è di qualità e tantomeno lo è la crescita, perché senza occupazione di qualità diventa difficile crescere o si cresce male e infelici. Nonostante qualche timido segnale, il mercato del lavoro è infatti ancora in difficoltà: abbiamo un tasso di disoccupazione al 10,8%, mentre quello europeo si trova all’8,7%, pari a un esercito di 2,8 milioni di persone; abbiamo un  tasso dei disoccupati under 25 che – sebbene tornato ai livelli del 2011 – è ancora troppo alto, pari al 32,2%; abbiamo, infine, un’altra “armata” di persone, quella dei 3,3 milioni di irregolari, che lavora nel cono d’ombra dell’economia. Una serie di difficoltà che destano preoccupazioni, ripercuotendosi anche sulle scelte delle famiglie: si fanno sempre meno figli e sempre più tardi. A dimostrare la correttezza di tale assunto, gli indicatori demografici dell’Istat pubblicati proprio oggi: sono state solo 464 mila le nascite, il 2% in meno rispetto al 2016, quando le nascite sono state 473mila. Si tratta della nona consecutiva diminuzione dal 2008, anno in cui furono pari a 577mila.
Date le premesse, non può che apparire una naturale conseguenza che il saldo naturale degli indicatori demografici nel 2017 sia negativo (-183mila) e che registri un minimo storico dall’unità d’Italia. Il calo demografico non riguarda ovviamente tutte le aree del Paese: regioni come Lombardia (+2,1 per mille), Emilia-Romagna (+0,8) e Lazio (+0,4) registrano variazioni di segno positivo, ma è altrettanto vero che la riduzione delle nascite rispetto al 2016 interessa gran parte del territorio con punte del -7,0% nel Lazio e del -5,3% nelle Marche. Regioni tutt’altro che povere.
Una popolazione più anziana e di conseguenza stanca, quella italiana, che, oltretutto, avrà come prospettiva quella di andare in pensione più tardi, a 67 anni, e con assegni sempre più poveri. Con un’età media di 45 anni (il 22,6% della popolazione ha un’età superiore o uguale ai 65 anni, il 64,1% tra 15 e 64 anni e solo il 13,4% ha meno di 15 anni) l’Italia non sta decisamente andando versoun futuro radioso, altrimenti farebbe figli.
La crescita, pur debole, che si sta manifestando (ieri la Commissione europea ha rivisto al rialzo le stime del Pil del 2018 e del 2019) è influenzata da una serie fattori, di cui molti anche esterni, ma ha come fulcro centrale il lavoro.Un motivo per cui la ripresa non è per tutti.