di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Di recente diversi giornali si sono occupati di un fenomeno, il «workers buyout», ovvero il caso, sempre più frequente, in cui i dipendenti di un’azienda in crisi salvano il proprio lavoro acquistando, grazie alle proprie liquidazioni, quote dell’azienda stessa trasformandola in una cooperativa. Una soluzione che ha permesso in questo difficile periodo di crisi di salvare centinaia di aziende e migliaia di posti di lavoro, salvaguardando la continuità della produzione e dell’occupazione e spesso migliorando anche il livello di produttività delle aziende coinvolte. L’espressione ha, come spesso accade, un’origine anglosassone dovuta al fatto che questo tipo di iniziative furono portate avanti negli Stati Uniti in periodi di difficoltà. Soluzioni analoghe sono state però realizzate anche in Europa ed America Latina e, come ben sappiamo, esiste un antico sinonimo in italiano: «partecipazione», ossia il coinvolgimento dei lavoratori che, declinato nelle sue varie forme che vanno dall’informazione sulle strategie aziendali alla cogestione fino, come in questo caso, alla comproprietà dell’azienda, rappresenta sin dalla fondazione della Cisnal poi Ugl, un pilastro della nostra visione sindacale. Un rimedio antico, quindi, non certo nuovo, ma che proprio in periodo di crisi economica sta dimostrando di essere una soluzione attuale, possibile ed efficace, come abbiamo sempre sostenuto. Oggi ne ha parlato “Il Giorno” stimando che solo nel nostro Paese negli ultimi trent’anni sono state tra le 250 e le 300 le aziende in fallimento salvate in questo modo dai dipendenti, preservando così migliaia di lavoratori e di famiglie dallo spettro della disoccupazione. La gran parte delle iniziative di «workers buyout» sono state realizzate nelle aree del Centro e del Nord del Paese. Hanno riguardato aziende piccolissime, ovvero con meno di 10 dipendenti, nel 7,5% dei casi, piccole, da 10 a 49, per il 70% dei casi, o medie, fino a 249 dipendenti, nel 22%. Solo due grandi imprese con oltre 250 dipendenti sono diventate di proprietà dei dipendenti. Il fenomeno del «workers buyout» è disciplinato dalla legge attraverso diversi interventi normativi, dalla legge Macora del 1985 alle successive disposizioni emanate nel corso degli anni, che nel complesso prevedono un trattamento di favore per i dipendenti di aziende in crisi che intendano rilevare l’attività in forma di cooperativa di lavoratori mediante misure di fiscalità agevolata, finanziamenti, diritto di prelazione per l’affitto o l’acquisto dei beni dell’azienda e la possibilità per i lavoratori di fruire in un’unica soluzione e anticipatamente dell’indennità di disoccupazione. Uno strumento utile, da sostenere, nell’obiettivo di una piena attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, al fine di rinsaldare il legame fra impresa, lavoro e territorio.