di Caterina Mangia
Cerchiamo di immaginare la quantità di cibo che una fabbrica riesce a produrre in un anno. Moltiplichiamo il risultato per l’intero territorio nazionale, sommando tutti i beni e servizi che nascono in Italia: raddoppiamo la “montagna mentale” ottenuta e cerchiamo di visualizzarla con il pensiero.
Ammonta a tanto la quantità di cibo che ogni anno viene gettato via nel mondo: stiamo parlando di 1,3 miliardi di tonnellate, per un valore di 750 miliardi di euro, ovvero due volte il Pil Italiano.
Basterebbe un quarto di questa montagna per risolvere il problema degli oltre 815 milioni di persone che soffrono la fame del mondo. Le cifre arrivano dal Food Sustainability Index, che ha diffuso i dati in vista della Giornata Nazionale di prevenzione allo Spreco Alimentare in vigore oggi.
I numeri confermano che il mondo è spaccato in due: da una parte, una “Corte di Versailles” alimentare che getta il cibo in eccesso; dall’altra, persone costrette a fare i conti con i morsi della fame, persone che muoiono di denutrizione.
Il quadro è spietato: secondo la Fao, quasi la metà della frutta e verdura prodotti nel mondo (45%) vengono sprecati; in Europa, il «42% di quello che compriamo finisce nella spazzatura», avverte il vice presidente del Barilla Center for Food and Nutrition, Luca Virginio, il quale aggiunge: «è facile capire che serva un cambiamento culturale».
Passiamo alla nostra Italia: per il Food Sustainability Index, siamo quarti su 34 Paesi per quanto riguarda la lotta allo spreco; tuttavia, ogni italiano getta via 145 chilogrammi di cibo all’anno, mandando in fumo più di quanto servirebbe a sfamare una famiglia di tre persone.
Secondo un’analisi effettuata dai Diari di Famiglia dello spreco, un’indagine su 400 famiglie che hanno preso nota quotidianamente dello sperpero di cibo, ogni giorno gli italiani gettano via 100 grammi di nutrimento a testa tra ciò che resta nel piatto, in frigo e in dispensa. Ognuno di noi, dunque, senza rendersene conto butta nella pattumiera in media una porzione di cibo al giorno: sembra un romanzo grottesco che descrive un’umanità stralunata, eppure si tratta della realtà. Agli sprechi domestici vanno aggiunti quelli della ristorazione, della distribuzione commerciale, dell’agricoltura e della trasformazione.
Uno spiraglio di luce arriva da un sondaggio Coldiretti/Ixé, secondo cui il 71% degli italiani ha ridotto o annullato la tendenza allo “sciupio” del cibo: il 40% ha diminuito lo spreco, il 31% lo ha azzerato; un buon 22% lo ha però mantenuto costante, e il 7% ha dichiarato di essere peggiorato nell’ultimo anno.
Per cambiare le cose basterebbero piccoli gesti di attenzione quotidiana: una riflessione sui propri comportamenti ogni volta che trattiamo il nutrimento come qualcosa che è privo di valore. Con un moto di consapevolezza collettiva e una più efficace sensibilizzazione si può combattere il peggiore volto del consumismo e contribuire a un pianeta in cui nessuno è più condannato a morire di fame.