di Caterina Mangia

La «contabilità dei morti in Italia  a causa dell’inquinamento atmosferico non la ho e preferirei non  averla. Dico che il problema non riguarda solo noi, ma 19 Paesi su 28  in Europa».
Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, al termine della riunione dei giorni scorsi a Bruxelles sulle procedure di infrazione sullo sforamento dei limiti di legge per l’inquinamento atmosferico nei confronti di nove Paesi, tra cui l’Italia: «Forse – ha aggiunto – vale la pena di valutare anche quello che ogni Paese sta facendo e noi, credo che oggi lo abbiamo dimostrato in riunione,  abbiamo portato sul tavolo delle azioni molto forti».
Nonostante il tentativo di rassicurazione contenuto nelle parole pronunciate dal titolare del Dicastero di via Cristoforo Colombo, in Italia non “tira un’aria buona”, nel senso reale del termine: in vista del vertice , Legambiente ha diffuso “Mal” aria -2018-L’Europa chiama, l’Italia risponde?”, da cui emerge che l’inquinamento atmosferico è un’emergenza che si sta cronicizzando nel nostro Paese.
Sono 39, secondo lo studio, i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili, con una media che va oltre ai 50 microgrammi per metro cubo e sette in più rispetto al 2016: di questi, cinque hanno superato i 100 giorni.
E’ Torino, con 112 giorni di inquinamento atmosferico oltre il consentito, che conquista il triste primato tra le città; a seguire Cremona, Alessandria, Padova e Pavia, rispettivamente con 105,103,102 e 101 giorni. In generale, la situazione è più critica, complice il clima, in Padania e nelle città del Nord.
Un ulteriore motivo di preoccupazione arriva dalla classifica di Legambiente “Ozono ti tengo d’occhio”: sono 44 le città italiane che hanno registrato il superamento del limite di 25 giorni, e 2900 le morti premature riconducibili all’ozono nel 2015.
Nel suo dossier annuale, Legambiente mette a confronto i dati riguardanti le medie annuali di polveri sottili di venti grandi città in Italia, Spagna, Germania, Francia e Regno Unito nel 2013: ne è emerso che le città che registrano i più alti tassi di Pm10 sono proprio nel nostro Paese, a Torino, Milano e Napoli.
Il direttore generale  di Legambiente, Stefano Ciafani, ha commentato lo studio dichiarando che «come ribadiamo da anni non servono misure  sporadiche, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e  azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale». «Gli innumerevoli protocolli e accordi – ha aggiunto –  non devono riguardare solo le Regioni padane, ma tutte le Regioni e le città coinvolte da questa  emergenza. Occorre ripartire da un diverso modo di pianificare gli  interventi nelle aree urbane, con investimenti nella mobilità  collettiva, partendo da quella per i pendolari, nella riconversione  sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi e nel verde urbano».