L’unica buona notizia, intorno ad Amazon Italia, è che chi ha sbagliato è ancora in tempo per rimediare ai propri errori, ad iniziare dalla direzione aziendale e finendo con il premier Paolo Gentiloni. Ma andiamo con ordine, visto che si incrociano diverse questioni. L’anticipazione che i dipendenti saranno in un prossimo futuro dotati di un braccialetto elettronico, che monitora ed indirizza la loro attività così da aumentare la produttività e ridurre i margini di sbaglio, è stata la classica goccia che, se possibile, ha fatto traboccare un vaso già abbondantemente strapieno. Le condizioni di lavoro in cui sono chiamati ad operare, in particolare, i dipendenti del sito in provincia di Piacenza sono sotto l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale da qualche mese, almeno dallo sciopero del Black friday, quando, peraltro, si registrarono proteste contro Amazon anche in altre parti d’Europa, dalla Francia alla Germania. Questo perché Amazon, ovunque operi, impone dei ritmi di lavoro fortemente usuranti ai propri lavoratori, chiamati a rispettare dei parametri di produttività oraria assolutamente alienanti. Allora, l’azienda, invece di sedersi al tavolo con i sindacati per capire come andare avanti con soddisfazione per entrambe le parti, ha deciso di disertare il tavolo in prefettura, salvo poi partecipare nella giornata di oggi ad un doppio incontro al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dello sviluppo economico, nel quale ha assicurato che quel confronto si terrà. Staremo a vedere. Intanto, però, è esplosa la querelle braccialetto sulla quale è intervenuto anche il Presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, che ha reagito affermando che «la sfida è costruire un lavoro di qualità, non il lavoro con il braccialetto». Bene, bravo, peccato che se oggi Amazon pensa di poter introdurre tale strumento pure nel nostro Paese, è perché, nel frattempo, Gentiloni ha contribuito con il proprio voto a far nascere la riforma renziana del lavoro. Quel Jobs act che ha modificato in maniera sostanziale l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori che oggi presenta maglie molto più larghe rispetto al passato. Nei fatti, l’unico vero obbligo in capo al datore di lavoro è quello di informare il proprio dipendente che le informazioni raccolte sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro. Compreso, quindi, il licenziamento. Benvenuti, si fa per dire, nel mondo del tutti sotto controllo.