Confindustria si scopre responsabile socialmente e prova a battere cassa. È questo, in sintesi, il senso del documento che l’associazione datoriale di viale dell’Astronomia ha adottato nel corso del consiglio generale. Confindustria, infatti, «intende promuovere la diffusione della pratica e della sostenibilità nel sistema industriale», un tema sul quale si dibatte da tempo. La responsabilità sociale d’impresa, concetto fortemente sponsorizzato a Bruxelles, ha nei suoi paradigmi l’attenzione ai dipendenti, all’ambiente circostante, alla comunità che risiede vicino ai siti industriali. Qualcosa che, già in passato, ha provato a tradurre in atti concreti Adriano Olivetti, fra le due guerre mondiali e a partire dagli anni ’50, e che ha permeato di sé il filone delle encicliche sociali, compresa la Laudato si’ di Francesco. Ora Confindustria rilancia il tema, anche considerando che, nel frattempo, il consumatore ha maturato una spiccata attenzione sociale verso i modi di produzione. Dettato il principio, quello della responsabilità sociale, l’associazione datoriale annuncia che si mobiliterà per ottenere un ritorno in termini fiscali, di valorizzazione negli appalti pubblici e nella concessione dei finanziamenti. Resta da capire se nella responsabilità sociale di Confindustria rientra anche l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese.