di Caterina Mangia
Caldo infernale, aria condizionata rotta, finestrini inutilizzabili. Freddo pungente, riscaldamenti fuori uso. Passeggeri ammassati l’uno sull’altro con aria rassegnata. Anziani, donne in attesa e bambini costretti a viaggiare in condizioni inconcepibili. Scarsa pulizia e un odore più che sgradevole nell’aria. A volte non funzionano i tabelloni con gli orari dei treni. Quando si è fortunati il treno non passa in ritardo. E’ quasi impossibile trovare un posto a sedere.
E’ ferma da decenni la fotografia dell’Italia che si sposta sui treni regionali: mentre sui convogli di serie “A”, quelli dell’Alta Velocità, ci si muove in condizioni sempre più comode e ‘smart’, la situazione per i 2,8 milioni di pendolari su ferro continua a degenerare. Così come continuano a degenerare le condizioni di lavoro per gli addetti al comparto, alle prese con una grave assenza di sicurezza; è di pochi giorni fa la notizia della condanna di Andrea Favaretto, capotreno imputato per aver fatto scendere dal treno su cui era in servizio un uomo privo di biglietto: oltre ad aver ricevuto schiaffi e pugni, il lavoratore è stato condannato a venti giorni di reclusione e al pagamento delle spese legali per il reato di tentata violenza privata.
Lo scorso 21 gennaio, un controllore è stato scaraventato a terra alla stazione di Cassino da un passeggero con un titolo di viaggio non in regola; dieci giorni prima, un ferroviere è stato colpito con un ombrello, spezzatosi a metà, da un viaggiatore del treno regionale Milano-Piacenza.
Ad accomunare pendolari e ferrovieri tra i “figli di un dio minore” è la mancanza di sicurezza, le condizioni disagiate, il loro status di lavoratori comuni, che li separa da chi può permettersi di vivere altrimenti: ancora una volta, e mai in modo calzante come in questo caso, per “ricchi” e “poveri” si conferma il ritratto di un’Italia a due velocità.
Intanto, il bilancio delle vittime degli incidenti ferroviari negli ultimi anni è destinato a restare impresso nella memoria collettiva: un anno fa, nel luglio 2016, 23 morti e 50 feriti al 51esimo chilometro della linea Bari-Barletta; due anni prima, a marzo del 2014, furono quattro i feriti gravi per un incidente in provincia di Catanzaro; nell’aprile del 2010, hanno perso la vita nove persone nel Meranese, in alto Adige; il 29 giugno del 2009, nella stazione di Viareggio, in provincia di Lucca, il deragliamento di un treno merci ha ucciso 32 persone.