di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

La crescita del divario fra ricchi e poveri è un fenomeno che si sta amplificando in tutto il mondo ed anche in Italia. È quanto è emerso dall’indagine Oxfam, diffusa in occasione del World Economic Forum di Davos, a conferma di una tendenza già nota e dimostrata da molte analisi. Per quanto riguarda il nostro Paese, a metà 2017 la quota di ricchezza dell’1% più ricco degli italiani superava di ben 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione, situazione che ha portato l’Italia a posizionarsi nel 2016 al 28° posto al mondo per disuguaglianza di reddito disponibile. Un fenomeno inaccettabile e che deve essere combattuto, che discende da una globalizzazione finora improntata sull’ultraliberismo e sullo sfruttamento del dumping sociale per un livellamento verso il basso delle condizioni dei popoli non solo dei Paesi meno sviluppati, ma anche di quelli un tempo considerati più ricchi ed avanzati. Le cause dell’aumentare delle diseguaglianze sono chiaramente indicate dalla Oxfam in un’analisi che giunge alle stesse conclusioni che il sindacato indica ormai da molti anni: la globalizzazione ha dato vita ad un sistema economico mondiale che premia la ricchezza e non il lavoro con «la forsennata corsa alla riduzione del costo del lavoro che porta all’erosione delle retribuzioni, la colpevole negligenza verso i diritti dei lavoratori e la drastica limitazione del loro potere di contrattazione nel mercato globale, processi di esternalizzazione lungo le filiere globali di produzione, la massimizzazione ad ogni costo degli utili d’impresa a vantaggio di emolumenti e incentivi concessi ai top-manager, la forte influenza esercitata da portatori di interessi privati, capace di condizionare le politiche». Per fronteggiare questa situazione l’Unione Europea dovrebbe necessariamente riscoprire e valorizzare il proprio modello sociale, proponendo concrete forme di integrazione per avvicinare verso standard più alti gli Stati membri in tema di welfare e diritti sociali e del lavoro piuttosto che immaginare un’Europa a due velocità. Ma oltre che all’Europa, il compito di combattere la povertà e le diseguaglianze spetta anche e soprattutto ai governi nazionali e nel caso italiano dovrebbe essere una delle priorità dell’azione del nuovo Esecutivo che si insedierà dopo le elezioni. Mediante l’avvio di nuove politiche di welfare per sostenere l’occupazione, soprattutto per i giovani oggi prigionieri di un diffuso precariato, migliori servizi pubblici e sistemi di protezione sociale e politiche economiche finalizzate nel complesso ad uno sviluppo sostenibile nel segno di una più equa distribuzione della ricchezza, a vantaggio non solo delle persone in difficoltà, ma della società nel suo complesso, sia dal punto di vista del benessere economico che della sicurezza e della stabilità sociale.