di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Il prossimo Governo, più di quelli che lo hanno preceduto, avrà sempre nel lavoro e nella crescita dell’occupazione la sue sfide più grandi. L’eredità lasciata dai Governi tecnici e la velocità con cui Industria 4.0 diventa di giorno in giorno realtà, nonostante la nota arretratezza del nostro sistema, non consentono di poter affermare ad oggi che l’Italia sia già pronta a rispondere alle sfide.
Le crisi finanziarie, che hanno falcidiato l’economia reale, sono state gestite con gli ammortizzatori sociali e con la solidarietà che esiste e resiste ancora nelle famiglie italiane. Ma così non si può più andare avanti: le risorse delle famiglie si stanno via via assottigliando sia per il perdurare della crisi sia per gli effetti devastanti delle riforme e delle scelte portate avanti fin qui dai Governi tecnici. Lavoratori, disoccupati e ancora di più gli scoraggiati dovranno aggiornare profondamente le proprie competenze, già da oggi. Ma per far questo non possono al momento contare su grandi aiuti. Le imprese non investono abbastanza in formazione, le politiche attive del lavoro stentano a decollare e i 363 centri per l’impiego sono più utili a ottenere la disoccupazione che un lavoro.
Se il 2022 sarà l’anno in cui l’occupazione potrebbe crescere del 10% grazie all’innovazione tecnologica, a un simile risultato ci si arriva solo con scelte strategiche.
Oltre a quelle aziendali, saranno le politiche economiche e industriali insieme a quelle sociali a rendere realizzabile quel 10% di occupazione in più. Se vogliamo lavoratori e aspiranti tali capaci di interagire con l’intelligenza artificiale, il Governo di domani non potrà limitarsi solo a mettere mano ai danni creati dal Jobs Act, ma dovrà immaginare e realizzare una revisione di tutto il sistema della formazione e dell’istruzione, ma non a costo zero. Servono, insomma, la lungimiranza e il coraggio di investire, fino a rischiare, soprattutto sull’intelligenza umana.
Non basta più la formazione obbligatoria. Occorre offrire la possibilità a tutti di ridisegnare o di disegnare da zero un vero profilo professionale e occorre un sistema scolastico e formativo davvero integrato. Allo stesso modo anche il sindacato dovrà aggiornarsi ed essere innovativo, essendo parte integrante di quella stessa “filiera formativa”.
Inutile girarci intorno, la sfida è per tutti.