di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Finalmente l’annuncio c’è stato e l’establishment europeo può tirare un sospiro di sollievo: in Germania la Grosse Koalition si farà. La fumata bianca è arrivata dal congresso dei socialdemocratici che, sebbene con una maggioranza tutt’altro che schiacciante, 362 favorevoli e 279  contrari, hanno alla fine accettato di dar vita ad un nuovo governo assieme ad Angela Merkel. La stabilità è garantita. Per ora. E così l’argine alle istanze ed ai partiti di destra, in forte crescita non solo in Germania ma in tutta Europa. È proprio in questa visione a corto raggio che si intravedono i limiti della vittoria dell’establishment tedesco ed europeo. Un accordo di governo che sembra assomigliare alla più classica delle vittorie di Pirro. L’intesa infatti si fonda sul deludente risultato elettorale, che alle ultime consultazioni ha visto arretrare entrambi i partiti che formeranno il nuovo governo: la Cdu della Cancelliera, che ha perso circa l’8% dei voti a causa soprattutto delle politiche migratorie, e la Spd di Shultz che ha avuto un calo del 5%, con molti elettori di sinistra delusi dalla convergenza al centro del partito, ormai privo di una chiara identità politica socialdemocratica. Allo stesso tempo è invece cresciuto il partito nazionalista Afd che ha conquistato 94 seggi al Bundestag. La grande coalizione quindi, quanto ad effettivo bacino elettorale di riferimento, si fa sempre più piccola. Ancora abbastanza per riuscire a formare un governo, ma assai meno rappresentativa della volontà della popolazione tedesca. L’accordo fra Cdu e Spd riguarda tasse, sanità e migranti. Quest’ultimo è il vero punto nodale sia dell’accordo attuale che del fallimento della coalizione Giamaica. È ora stata esclusa, infatti, la limitazione ai ricongiungimenti familiari che era al centro delle precedenti trattative, naufragate, con i liberali. Con la nuova edizione della Grosse Koalition si avrà il via libera ai ricongiungimenti al ritmo di 1000 persone al mese. Si prevede che il nuovo governo sarà formato entro Pasqua, fra le felicitazioni di Gentiloni e Macron e l’approvazione dei mercati. Insomma, nonostante sempre più sonore e diffuse bocciature, grazie ad una nuova riedizione – più in piccolo – del governo di larghe intese, la Germania intende proseguire, finché sarà possibile, nella politica economica e migratoria che – nonostante il Paese resti comunque fra i più ricchi d’Europa – scontenta un numero crescente di Tedeschi.

 Vittoria di Pirro

La stabilità è garantita. Per ora. E così l’argine alle istanze ed ai partiti di destra, in forte crescita non solo in Germania ma in tutta Europa. È proprio in questa visione a corto raggio che si intravedono i limiti della vittoria dell’establishment tedesco ed europeo. L’intesa infatti si fonda sul deludente risultato elettorale, che alle ultime consultazioni ha visto arretrare entrambi i partiti che formeranno il nuovo governo. La grande coalizione quindi, quanto ad effettivo bacino elettorale di riferimento, si fa sempre più piccola.