Il governo è impegnato ventre a terra per raggiungere l’obiettivo di inserire gli arretrati in busta paga agli statali, seguendo lo schema che portò Renzi a stravincere le elezioni europee. Ora la partita è più complessa, ma la ministra per la pubblica amministrazione, Marianna Madia, non dispera di raggiungere lo stesso risultato. Ad oggi, il contratto collettivo di lavoro è stato rinnovato soltanto ai 245mila dipendenti delle amministrazioni centrali, meno di un decimo del totale dei dipendenti pubblici, quantificabili in 3,2 milioni. L’incremento medio riconosciuto è nell’ordine di 85 euro ed è qui che iniziano i problemi. La situazione più critica è quella del rinnovo dei contratti della sanità e delle autonomie locali. Secondo la Ministra, le risorse ci sono, salvo poi aggiungere che spetta alla regioni e agli enti locali provvedere con i loro bilanci. Peccato che quest’ultime continuano a sollevare dubbi sulla reale capacità dei loro bilanci, sottoposti negli anni a vincoli e tagli, di sostenere un aumento medio di 85 euro. Senza dimenticare poi una cosa. Quanto riconosciuto recupera solo parzialmente il mancato adeguamento del potere d’acquisto, fortemente indebolito a causa del ritardo nel rinnovo. Il paradosso ultimo, ma non per questo meno importante, anzi, è che si sta chiudendo una partita su un contratto che avrà vita breve, visto che la sua scadenza naturale è fissata al 31 dicembre 2018.