di Caterina Mangia
“Non è un Paese per giovani”.
E’questa la riflessione che si affaccia alla mente di fronte ai dati sulla disoccupazione giovanile e sul numero di Neet, ovvero di esponenti delle nuove generazioni che vivono senza “bussola”, senza un percorso di studi, di formazione o lavorativo.
Ma anche per i ragazzi che studiano le cose non vanno molto meglio: una conferma dello stato di disagio che affronta la categoria in un mondo – quello contemporaneo – che offre pochissime certezze, arriva dallo studio “Espad Italia” effettuato dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche sull’utilizzo nel 2016 di alcol, tabacco e droghe tra gli studenti. Il 32,9% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni, più di uno su tre e quasi 800mila in termini assoluti, ha fatto uso di droghe almeno una volta nella vita. Il 25,9% di loro, circa 650mila, riferisce di aver fatto ricorso a una sostanza psicoattiva illegale nell’ultimo anno.
E’ la cannabis la sostanza più diffusa; inoltre, come conferma Sabrina Molinaro, dell’Ifc-Cnr e coordinatrice dello studio Espad, «al secondo posto per utilizzo tra i giovani studenti troviamo la spice, un cannabinoide sintetico che riproduce gli effetti della cannabis, particolarmente reperibile sul web: ne ha fatto uso l’11% almeno una volta nella vita». In questo contesto, uno spiraglio di luce arriva dall’Istat, secondo cui i “giovanissimi” tra gli 11 e i 14 anni sono la categoria che legge più libri rispetto a tutte le altre classi di età, con il 51,1%. In un’Italia sempre meno vicina alla cultura – nel 2016 i lettori sono calati dal 42% del 2015 al 40,5% del 2016 – gli 11-14enni possono rappresentare una speranza di riscatto.