Mai come in questo caso il semplice dato sull’adesione allo sciopero di oggi delle maestre e dei maestri delle scuole materne ed elementari è fuorviante. Questo perché si tratta di una questione che riguarda soltanto una parte del personale scolastico, peraltro molto concentrata in determinate aree del Paese. Non è un caso, quindi, che i maggiori disagi si siano registrati proprio a Milano e a Torino e, più genericamente, al Nord. In tutto, sono 49mila i maestri e le maestre precari, immessi nelle graduatorie ad esaurimento ed in possesso del solo diploma magistrale, conseguito prima dell’anno scolastico 2001/2002, oggi non più sufficiente per l’insegnamento, per effetto della sentenza del Consiglio di Stato. Di questi 49mila, seimila, l’82% in provincia di Milano, già sono stati assunti a tempo indeterminato, con una clausola di riserva, assunzione che ora salterebbe alla luce della sentenza del Consiglio di Stato. Insomma, una situazione esplosiva che ha già richiamato l’attenzione della politica – fra i primi a parlare il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha promesso una soluzione positiva, anche se ormai rimandata alla prossima legislatura – e che vede alcune sigle sindacali più tiepide, ad iniziare dalla Cisl di categoria, rispetto ad altre. Lo sciopero odierno è stato accompagnato da un sit in davanti al Ministero dell’istruzione, in viale Trastevere, a Roma, e da un paio di manifestazioni nei capoluoghi piemontese e lombardo. Un percorso tutto in salita, quindi, a fronte di quello delineato per gli insegnanti delle scuole medie e delle superiori, per i quali sono previsti tre distinti concorsi.