Essere profeti in Patria porta sempre sventura, ma, in questo caso, era chiaro fin da subito che la coperta era ed è molto corta, per cui, purtroppo, saranno molti gli scontenti. Se qualcuno aveva immaginato che la sottoscrizione della pre-intesa sul rinnovo del contratto collettivo delle amministrazioni centrali rappresentasse il via libera per un altrettanto rapido raggiungimento di un accordo per tutti gli altri comparti, deve ricredersi. E ciò perché le risorse stanziate – che peraltro non coprono il reale dovuto per il mancato rinnovo dal 2009 – non sono sufficienti a garantire a tutti l’obiettivo degli 85 euro lordi a regime. L’amara verità sta emergendo nel corso della trattativa per il nuovo contratto collettivo di lavoro per i circa 1,2 milioni di dipendenti della scuola. Al di là delle rassicurazioni della ministra Valeria Fedeli, “quota 85” è lontana e poco vale la considerazione della forte eterogeneità professionale all’interno del comparto. I livelli contrattuali collegati alle relative mansioni esistono in ogni comparto o settore produttivo, per cui una soluzione che sia soddisfacente va trovata ed anche in tempi rapidi. Se per la scuola la situazione è questa, ancora peggio è il contesto in cui ci si muoverà per il rinnovo dei contratti della sanità e delle autonomie locali. Trovare risorse adeguate nei bilanci di regioni ed enti locali in periodi di tagli appare una impresa improba. Senza dimenticare che gli 85 euro medi lordi mensili a regime coprono a malapena il 60% di quanto effettivamente dovuto ai dipendenti della pubblica amministrazione a copertura degli incrementi dell’inflazione dal 2009 ad oggi.