Un motivo in più per le lavoratrici per festeggiare il nuovo anno, almeno in Islanda. Entra oggi in vigore la norma che prevede, obbligatoriamente, la parità di trattamento economico fra uomo e donna in tutte le aziende con almeno 25 dipendenti. L’Islanda, da sempre all’avanguardia sul tema della parità, tanto da essere da nove anni al primo posto nella speciale classifica dell’Ocse, è quindi il primo Paese al mondo ad approvare una normativa in questo senso. Le aziende, ricadenti nel campo di applicazione indicato, dovranno produrre una serie di documenti a conferma dell’avvenuta parità di trattamento retributivo fra uomini e donne. In caso contrario, sono previste delle sanzioni. Se tale norma venisse applicata anche in Italia, gli stipendi delle lavoratrici dovrebbero crescere in termini percentuali di oltre 15 punti. Questo in media, perché se poi si va a guardare i singoli settori, il differenziale retributivo sale al 24% nelle professioni e al 23% nel credito. Alto, pure se al di sotto della media generale, l’impatto nella manifattura, nella scuola e nella ristorazione (fra i 14 e i 12 punti percentuali), mentre la parità è vicina nei trasporti. In Europa, il differenziale più alto si registra nel Regno Unito (oltre il 30%), ma in generale i redditi delle lavoratrici sono sensibilmente inferiori rispetto a quelli dei colleghi uomini, con pochissime eccezioni, Slovenia, Portogallo e Francia, e sempre e soltanto nei trasporti.