di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Bisogna dare atto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di aver indicato il lavoro quale prioritaria «questione sociale» nel tradizionale discorso di fine anno. Il mio riconoscimento è “dovuto” non solo come sindacalista ma anche come cittadino italiano e – perché no? – come padre, cioè come persona quotidianamente impegnata e preoccupata per il futuro dei giovani, di tutti, non solo quelli a me più vicini.
Vale la pena citare le parole scelte da Mattarella: il lavoro è e resta questione essenziale «anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. È necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano». Una riflessione integralmente condivisibile che, tuttavia, stride con la riforma per eccellenza del Governo Renzi che ha precarizzato e deteriorato il lavoro ovvero il Jobs Act. I meno “socialmente sensibili” diranno che i punti dolenti non sono né la cancellazione dell’articolo 18 né il nuovo contratto a tutele crescenti, cosiddetto “a tempo indeterminato”, ma le carenti politiche attive del lavoro. Da anni denunciamo tale carenza e nonostante la creazione di una agenzia nazionale ad hoc, l’Anpal, in Italia chi perde il lavoro impiega troppo tempo a ritrovarlo. Senza dimenticare l’esercito di persone che, scoraggiate, ha smesso di cercarlo e di quelli che, pur avendolo, si trovano oggi sulla soglia della povertà.
È condivisibile quindi anche l’augurio di Mattarella a chi la sera del 31 dicembre ha lavorato sulle strade, negli ospedali, nelle città. Un’attenzione, quella del Capo dello Stato, verso le tante questioni ancora aperte del mondo del lavoro, che tuttavia da sola non basta e che dovrà trovare spazio, anche in termini di confronto con tutte le parti sociali, nell’agenda del prossimo governo, quello che verrà all’indomani del 4 marzo, ma soprattutto concretizzazione.
Basta con gli slogan, basta con gli artifici e gli effetti speciali: il lavoro deve ritrovare sostanza, qualità e opportuna durata. Altrimenti lo sviluppo tanto agognato e continuamente inseguito dall’Italia non potrà mai superare la soglia della mediocre sufficienza.
Ecco perché ritengo allo stesso modo importante l’accento posto da Mattarella sulla sovranità popolare «che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni», sottolineando così la necessità per tutti, e in particolare per i giovani, di andare a votare, di non mancare l’occasione offerta dal prossimo appuntamento con la democrazia. Con le elezioni politiche avremo tutti l’opportunità di cambiare la situazione attuale. La sovranità popolare, il voto, vanno di pari passo con il lavoro affinché la cittadinanza sia davvero piena e non solo di facciata, mentre è attualmente mortificata da riforme sbagliate e da un’Unione europea che dovrà riuscire a scrollarsi di dosso l’eccesso di burocrazia osservato in questi anni e rimettere “la persona” al centro di un percorso di crescita e sviluppo.