Mentre prosegue il teatrino della Commissione d’inchiesta sulle banche, nel Paese reale possiamo invece constatare che «l’Italia a due velocità» è molto più di una frase fatta, di quelle che si possono invocare alla bisogna: è, semmai, una realtà consolidata. Il divario è una condizione – occupazionale, generazionale, territoriale – endemica nel nostro Paese. Le disuguaglianze si sovrappongono, si annodano, alimentando vecchie povertà e creandone di nuove. Basta pensare al lavoro povero di nuova generazione. Vivere nel Nord non è la stessa cosa che vivere nel Mezzogiorno, non solo in termini di produzione di reddito ma anche (e soprattutto) di opportunità. Ci sono differenze profonde, come se gli italiani fossero dei separati in casa, cittadini di Serie A e di Serie B. Il Mezzogiorno dista anni luce dal resto d’Italia. Ora è vero che nel 2016 il Pil in volume – come riferisce l’Istat tramite i Conti economici territoriali – ha registrato aumenti in tutte le ripartizioni geografiche, con il Sud che ha messo a segno «un recupero vicino alla media del Paese» (+0,8%), ma nel periodo 2011-2016 è proprio nel Mezzogiorno (e al Centro) che si registra la flessione più marcata. In termini di Pil pro capite, che è di 18,2 mila euro, il livello risulta inferiore del 44,2% rispetto a quello del Centro-Nord. Per quanto riguarda il reddito disponibile per abitante il divario si attesta al 34,5%; quello relativo alla spesa pro capite per consumi finali delle famiglie – che è di 19,9 mila euro nel Nord-ovest, 19,6 mila euro nel Nord-est, 17,8 mila euro al Centro e 12,9 mila euro nel Mezzogiorno – al 32,6%. Il numero di occupati è cresciuto un po’ ovunque nell’ultimo anno, ma sappiamo in che modo (è aumentato soprattutto il lavoro a termine) e a quali ritmi (il tasso di disoccupazione resta sostanzialmente alto rispetto al periodo pre-crisi). Le variazioni percentuali mostrano un contributo importante del Mezzogiorno, ma è una buona notizia solo in parte: il distacco occupazionale con il Nord resta ampio e permangono le condizioni precarie che interessano soprattutto le donne e i giovani. In più, se si guarda ai redditi da lavoro dipendente, la crescita più contenuta è ancora una volta quella che si osserva al Sud, addirittura si registra una lieve diminuzione (-0,1%) in termini di reddito per occupato. Al termine del suo recente tour in Puglia, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha affermato di aver visto «delle potenzialità incredibili al Sud». Tutto sta nel farle emergere. Questo, in definitiva, dovrebbe essere uno dei temi chiave in vista dell’imminente campagna elettorale.