La ripresa ci sta consegnando un «lavoro diverso». Almeno è questa la convinzione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, secondo il quale non è esatto dire che siamo in presenza di una ripresa senza occupazione. «Abbiamo perso molti occupati nell’edilizia e nella manifattura – osserva Poletti – e ne stiamo recuperando molti nei servizi». In altri termini, è successo quanto temuto dal sindacato negli anni passati, allorché da più parti fu sollevato un grido d’allarme: facciamo attenzione, era questo il senso del messaggio, perché si rischia di trasformare il sistema produttivo nazionale, causando una transizione da una tipologia occupazionale nella quale il fattore umano e professionale è centrale ad una caratterizzata, viceversa, da un basso profilo. Le ripercussioni più gravi le hanno subite i giovani, come riconosce anche Poletti, ma pure le imprese meno competitive ed attente alle opportunità di crescita offerte dalla normativa. Sono appena 15.639 i contratti collettivi sottoscritti in azienda o sul territorio con le organizzazioni sindacali, i quali, in cambio in cambio di incrementi di produttività, redditività e qualità, riconoscono un maggiore reddito al lavoratore attraverso l’applicazione dell’aliquota separata del 10 percento.