Dalla nota congiunta Istat, Inps, Ministero e Anpal emerge nel terzo trimestre 2017 una nuova «forte crescita» (+77,9% sull’anno) del lavoro a chiamata, rispetto al trimestre precedente; così è anche in termini assoluti. Aumento significativo inoltre dei lavoratori somministrati (+23,8%). Massimo storico per i contratti a termine (1,86 milioni), mentre dopo due anni e mezzo i contratti a tempo indeterminato mostrano la prima lieve flessione (-6mila). Ciò premesso, la tendenza all’aumento dell’occupazione nel terzo trimestre 2017 è comunque una notizia positiva, con il tasso di occupazione destagionalizzato che ha raggiunto il 58,1% crescendo di 2,7 punti rispetto al minimo del terzo trimestre 2013 (55,4%) e con il lavoro dipendente e il settore dei servizi a trainarne la crescita. Ma non sono solo rose e fiori. L’industria evidentemente è in stallo, come lo è anche il lavoro indipendente sia a livello tendenziale sia congiunturale, segnali entrambi preoccupanti. Ciliegina su una torta indigesta è il dato Eurostat che, nello stesso periodo, vede l’Italia quint’ultima in tutta l’Ue sulla crescita oraria delle retribuzioni (+0,3%), alle spalle di Finlandia e Grecia, Romania e Spagna. In Germania i salari sono aumentati del 2,2% annuo, in Francia del 2,1%.