di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Mentre i negoziati sulla Brexit sono in stallo e si attende un’intesa con Theresa May sui punti critici dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE, dalla questione irlandese, ai diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito, fino agli aspetti economici, riprende quota il piano di Junker per il cambiamento delle istituzioni europee. Si tratta di un passaggio importantissimo, forse sottovalutato fin troppo dalla stampa, che, se approvato, comporterebbe un ulteriore ed importante cessione di sovranità nazionale a vantaggio di Bruxelles. Il progetto prevede un significativo cambiamento delle figure istituzionali a capo dell’Unione, attraverso la creazione di un presidente unico della Commissione e del Consiglio europeo, finora organi distinti a rappresentare le due anime dell’Europa: la Commissione come espressione delle istituzioni di Bruxelles e il Consiglio a rappresentare gli Stati membri. Un presidente che, inoltre, dovrebbe essere eletto in liste transnazionali e quindi di fatto avente il ruolo di capo di Stato, che assumerebbe di conseguenza un ruolo maggiore rispetto ai capi di stato e di governo nazionali. La seconda novità sarebbe la creazione di un ministro dell’economia e delle finanze della zona euro, ruolo che sarebbe ricoperto dal commissario europeo agli Affari economici e finanziari, che diventerebbe vicepresidente della Commissione presiedendo anche l’Eurogruppo, nella prospettiva di riforme strutturali, come ad esempio il passaggio dall’unanimità alla maggioranza qualificata per l’adozione delle decisioni in materia di mercato interno o la trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità in un Fondo monetario europeo. Infine, la nuova idea di inserire il «fiscal compact» nell’impianto stesso dei Trattati, blindando le decisioni riguardanti economia e conti pubblici, con il risultato di continuare imperterriti e con maggiori poteri sulla strada dell’austerity sociale e delle politiche ultra-liberiste che in questi anni hanno portato a risultati tutt’altro che soddisfacenti. Questa prospettiva non lascia presagire nulla di buono in quanto avrebbe la conseguenza di accentuare il centralismo di Bruxelles togliendo altri spazi di sovranità nazionale nelle decisioni riguardanti le politiche economiche e di conseguenza quelle sociali, nell’ambito di un disegno volto a far pagare il rigore nei conti essenzialmente tramite tagli al welfare ed alle politiche sociali.
Serve il modello sociale
Non è questa la strada giusta da percorrere. Bruxelles deve restituire spazio alla libertà decisionale degli Stati membri, tornare sui propri passi ed abbandonare l’impianto ideologico ultra-liberista che ha abbracciato negli ultimi decenni con un’austerità essenzialmente rivolta solo verso le fasce deboli e l’impianto di welfare – diventando così invisa agli Europei stessi – e riscoprire la propria vocazione sociale, il modello sociale europeo che era uno dei suoi fondamenti e che ora sembra per il momento ingiustamente abbandonato.