di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Un giorno di festa. La serata di presentazione de “La Meta Serale” a Palazzo Rospigliosi, l’ingresso in società del nostro nuovo quotidiano, è un evento che segna una tappa importante nel percorso dell’Ugl, una tappa in un cammino che assomiglia ad una scalata, faticosa ma entusiasmante e capace di riservare alla vista panorami vasti e inaspettati. Non solo per la soddisfazione di aver dato vita ad un prodotto editoriale nuovo ed inedito per un sindacato, con il compito di dar voce alle nostre analisi politiche, economiche e sociali in difesa dei lavoratori e dei cittadini italiani, ma soprattutto per l’impegno che abbiamo voluto intraprendere nel segno di una riscoperta e di una attualizzazione e valorizzazione del patrimonio ideale della Cisnal e dell’Ugl. Un patrimonio troppo prezioso per essere disperso. Anche per queste ragioni è stata particolarmente significativa la presenza alla nostra festa dei maggiori leader del centrodestra, una presenza sentita, coinvolta, partecipe. Graditi ospiti di quella che vuole diventare una vera e propria casa – sociale – degli Italiani. Di coloro che si riconoscono in radici e valori comuni e vogliono rimettere al centro delle proprie azioni queste radici e questi valori, trovando il modo giusto per dialogare, approfondire, cercare soluzioni concrete e provare a realizzarle insieme. I nostro non è un progetto segreto, al contrario è un’aspirazione convinta e palese che proponiamo a tutta la nostra area politica e culturale: ricostruire la nostra comunità attraverso un linguaggio condiviso, la koinè che ci unisce nonostante legittime differenze. Il nostro linguaggio è il sociale: le risposte che gli Italiani ci chiedono sui temi – concretissimi – che riguardano la vita di ogni giorno: occupazione, lavoro dignitoso, pensioni giuste, servizi sociali, fisco equo. Temi quotidiani e proprio per questo fondamentali perché è qui che si gioca la differenza fra l’astrazione sterile e l’idea che si traduce in azione. Un tempo si diceva che “il privato è politico”, ora potremmo dire che il sociale è politico perché è qui, nel sociale, nella vita concreta dei lavoratori, dei pensionati, delle famiglie, dei giovani che si decide il futuro del nostro essere Nazione, che si compiono le scelte destinate ad incidere sull’avvenire del nostro popolo.

 È nel sociale che si gioca il futuro del nostro essere Nazione

Ricostruire la nostra comunità attraverso un linguaggio condiviso, la koinè che ci unisce nonostante legittime differenze. Il nostro linguaggio è il sociale: le risposte che gli Italiani ci chiedono sui temi – concretissimi – che riguardano la vita di ogni giorno: occupazione, lavoro dignitoso, pensioni giuste, servizi sociali, fisco equo. Temi quotidiani e proprio per questo fondamentali perché è qui che si gioca la differenza fra l’astrazione sterile e l’idea che si traduce in azione.