di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

In Germania, patria dei governi di larghe intese, le trattative per la formazione di una coalizione di governo si sono interrotte lasciando spazio, a due mesi dalle ultime consultazioni elettorali, alla concreta possibilità di dover tornare al voto. I liberali della Fdp hanno infatti abbandonato il tavolo dei negoziati lasciando la Merkel alle prese con una crisi particolarmente seria. L’attuale fase di stallo è figlia della deludente prestazione elettorale ottenuta alle ultime elezioni da entrambi gli alfieri dell’establishment tedesco, la Cdu popolare e la Spd socialista. I due maggiori partiti tedeschi sono usciti, infatti, molto ridimensionati dalle elezioni: la Cdu della Cancelliera ha perso circa l’8% dei voti, la Spd di Shultz ha avuto un calo di circa il 5%. Accanto a ciò, la crescita del partito nazionalista Afd, che ha visto aumentare notevolmente i propri consensi, tra l’8 ed il 9% ottenendo ben 94 seggi al Bundestag. La Spd dopo i quattro anni di governo con la Merkel ha visto precipitare a poco più del 20% i propri consensi e, nel tentativo di recuperare credibilità presso i suoi elettori, ha deciso di sganciarsi dalla partita di governo. Così la grossa coalizione avrebbe dovuto farsi fra Cdu, Csu, Fdp e Verdi. Ma questa “coalizione Giamaica” sta al momento naufragando. I motivi dello stallo delle trattative sono diversi, dal fisco all’ambiente, ma vanno ricercati essenzialmente nella questione dell’accoglienza ai migranti, al centro sia del dibattito odierno che dei risultati elettorali: la Csu ed i liberali vogliono un tetto ai profughi, stabilito in 200 mila ingressi l’anno, ed una limitazione ai ricongiungimenti familiari. Contrari alle limitazioni invece i Verdi, con la Cdu nella veste di mediatore. Nonostante la Germania continui ad essere la “locomotiva d’Europa” anch’essa risente profondamente della crisi e della destabilizzante ondata migratoria che solo nel biennio 2015-2016 ha visto l’ingresso nel Paese di quasi due milioni di immigrati, con un aumento imponente della popolazione straniera, giunta ad essere il 12% del totale con più di nove milioni su complessivi 82. Ora non solo in Germania ma in tutta Europa si attende l’evolversi degli eventi, considerando l’importante ruolo della Germania nell’Ue alle prese con la Brexit ed i progetti di riforma dell’Eurozona. A questo punto, se non riuscisse a trovare un accordo oppure a riallacciare i contatti con la Spd, la Merkel potrebbe dar vita a un governo di minoranza o si dovrebbe tornare alle urne, con la possibilità di un ancor maggiore aumento dei voti per la destra rappresentata dalla Afd. La prova evidente, quindi, dell’esito fallimentare delle teorie e delle pratiche politiche dell’establishment europeo, che se hanno fallito anche nella ricca Germania sono chiaramente ormai giunte al capolinea.