Da Taranto a Genova, passando per Novi Ligure: sciopero di 24 ore negli stabilimenti Ilva contro il piano “irricevibile” della nuova proprietà (la cordata AmInvestCo, controllata dal gruppo Franco-Indiano ArcelorMittal) in concomitanza con la trattativa che inizia proprio oggi presso il ministero dello Sviluppo economico. Ma, colpo di scena: il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, annulla il tavolo perché “non è accettabile” discutere “senza garantire le condizioni salariali e contrattuali dei lavoratori”, sposando così pienamente la posizione di tutte le sigle sindacali. Inevitabile lo “sconcerto” dell’azienda che ora si trova spiazzata.
Facciamo un passo indietro. Venerdì scorso, alla vigilia dell’apertura del tavolo, i sindacati hanno ricevuto da Am InvestCo e dai Commissari Straordinari dell’Ilva la comunicazione richiesta dalla legge per la cessione del ramo d’azienda, nella quale doveva essere indicato il futuro dei dipendenti e le loro nuove condizioni giuridiche ed economiche. Il numero degli esuberi, 4.000, (i dipendenti attuali sono 14.000) e degli assunti da Am InvestCo (10.000 in tutto) non sono l’unico problema. L’altro nodo, ancora più complesso, sta nelle condizioni poste da Am InvestCo: gli assunti perderanno la garanzia dell’art.18 perché riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act; la nuova proprietà non prevede alcuna continuità rispetto al rapporto di lavoro precedente “neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità”. Non è solo ai sindacati quindi che Am InvestCo ha passato la parola unilateralmente con la comunicazione di venerdì scorso, lo ha fatto anche con il governo. Fino ad oggi l’esecutivo era rimasto a guardare – questa la critica mossa dal segretario generale dell’Ugl Paolo Capone –, ma adesso la musica è cambiata. Come sostengono anche Fiom, Fim, Uilm e Ugl Metalmeccanici il piano è “inaccettabile”, la trattativa “difficilissima” è partita “con il piede sbagliato”. Adesso lavoratori e sindacati sono meno soli.