I lavoratori italiani sono dei veri stacanovisti. Ben 1730 ore di lavoro all’anno, 367 in più rispetto ai colleghi tedeschi. In sintesi su un anno lavorativo di 220 giornate la differenza è fra un impegno quotidiano di 7,8 ore per noi e di 6,2 per i tedeschi. Queste cifre, ufficializzate dall’Ocse, evidenziano i problemi di produttività delle economie del Sud Europa (gli spagnoli sono a 1695 ore l’anno e i portoghesi a 1842).
Sono solo alcune delle sorprese che emergono dai recenti dati Ocse sul lavoro e che confermano, tenendo conto delle rispettive economie, come a quantità di lavoro non corrisponda necessariamente un livello di crescita corrispondente. Anche perché se negli ultimi anni il carico medio annuo per i lavoratori della Germania – con un boom economico quasi ininterrotto – è sceso dal 2000 a oggi di 89 ore (allora erano 1452), in Italia questo andamento si è invertito. Infatti nel nostro paese diciassette anni fa si lavoravano 1851 ore l’anno ma nel 2014 si era scesi a 1717, il minimo storico.
A contendersi il posto da ‘stacanovisti del lavoro’ ci sono anche i greci: ad Atene ogni anno si passano in fabbrica o in ufficio in media 2035 ore, che fanno 9 ore e un quarto al giorno.
A ‘respirare’ sono soprattutto i danesi, che vantano la settimana lavorativa più corta al mondo (32,1 ore a settimana), il tutto con stipendi altissimi e una qualità di vita davvero invidiabile. I più sfortunati della classifica restano i messicani che hanno un carico annuo di 2255 ore, quasi il 50 per cento in più rispetto a un tedesco.