di Claudia Tarantino
Alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico arriva il rapporto di Save the Children “(Non) Tutti a Mensa 2017” a ricordarci che il nostro è un Paese in cui, purtroppo, le disparità riguardano proprio tutti, anche i bambini.
Dal monitoraggio effettuato dall’Organizzazione, infatti, è emerso che quasi metà degli alunni (il 48%) delle scuole primarie e secondarie di primo grado in Italia non ha accesso al servizio di refezione scolastica.
Le ragioni sono le più diverse: dalla mancanza di regole condivise su tariffe e compartecipazione ai costi, alla disuguaglianza nelle modalità di accesso e di erogazione fino, addirittura, all’assenza totale del servizio.
Un quadro allarmante, dunque, che contribuisce anche ad allargare la forbice tra Nord e Sud, con cinque regioni del Meridione che registrano il numero più alto di alunni che non usufruiscono della mensa scolastica: Sicilia (80%), Puglia (73%), Molise (69%), Campania (65%) e Calabria (63%).
Anche sul fronte della qualità i dati non lasciano scampo: tra le principali criticità individuate direttamente dagli alunni, infatti, ci sono il poco spazio, la rumorosità e la qualità del cibo non sempre reputata sufficiente.
Secondo la direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children, Raffaela Milano, “La mensa, oltre a svolgere una funzione cruciale nell’educazione alimentare, rappresenta non solo un mezzo di inclusione e socializzazione fondamentale, ma anche uno strumento per combattere dispersione e indigenza”.
Altra nota dolente delle scuole italiane è l’assenza del tempo pieno che, insieme all’offerta del servizio di refezione, ha un valore essenziale per contrastare l’abbandono scolastico.
Delle cinque regioni in cui oltre metà dei bambini non accede alla mensa, infatti, “quattro registrano anche la percentuale più elevata di classi senza tempo pieno (Molise 93%, Sicilia 92%, Campania 86%, Puglia 83%), superando ampiamente il già preoccupante dato nazionale, stando al quale circa il 69% di classi non offre questa opportunità”.
Save the Children ha analizzato la proposta di refezione scolastica per le scuole primarie di 45 comuni con più di 100mila abitanti, valutando tariffe, agevolazioni, esenzioni e trattamento delle famiglie morose.
Evidenziamo, in particolare, che solo in 17 comuni il servizio mensa è disponibile in tutti gli istituti primari, mentre a Reggio Calabria, Siracusa e Palermo è presente in un numero di scuole inferiore al 10%. Osservando, invece, il numero di alunni che ne usufruisce, è stato rilevato che 17 comuni offrono la mensa a meno del 40% dei bambini, con cifre al di sotto del 5% nei comuni già menzionati. Sono solo quattro invece i comuni ‘virtuosi’ dove a fruirne è il 100% degli alunni (Cagliari, Forlì, Monza, Bolzano).
Per Save the Children “fino a quando le amministrazioni locali continueranno ad avere piena discrezionalità, esisteranno delle disparità. Non solo: il servizio potrebbe non essere garantito affatto nel caso in cui l’amministrazione fosse in difficoltà finanziaria. Messina è emblematica in tal senso, perché il servizio non è stato erogato a causa di motivi connessi al bilancio”.
Se la mensa, invece, fosse riconosciuta come ‘servizio pubblico essenziale’, sarebbe garantita in modo uniforme a tutti i bambini, a prescindere dalla provenienza e dalla condizione economica. Inoltre, non si assisterebbe più a situazioni in cui alcuni alunni consumano da soli il panino portato da casa o, addirittura, subiscono l’umiliazione di non poter accedere alla mensa perché i genitori sono in ritardo coi pagamenti.