di Caterina Mangia
Lo scorso 7 luglio, dopo appena sette giorni dall’avvio dei saldi estivi, Confcommercio ha prontamente registrato un incremento delle vendite del 2,8 per cento, parlando di “segnale incoraggiante”, con il presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Renato Borghi, che dichiarava che “i saldi estivi sono partiti con il piede giusto e all’insegna di un certo ottimismo, con un piccolo miglioramento di quasi il 3 per cento rispetto allo scorso anno”.
A distanza di meno di una settimana, la stessa associazione fa un balzo all’indietro e analizza i dati di giugno, che invece confermano il rallentamento dell’indicatore dei consumi rispetto ai dati raccolti tra la fine del 2016 e l’inizio dell’anno in corso.
“Questa evoluzione – spiega Confcommercio – si inserisce in un contesto in cui, pur essendo presenti elementi che rafforzano la ripresa e le prospettive di crescita, vi sono ancora molti fattori d’incertezza che condizionano l’atteggiamento delle famiglie nei
confronti del consumo. Infatti, i modesti segnali di miglioramento provenienti dal clima di fiducia dei consumatori, tornato a salire a giugno dopo due cali consecutivi, pur incorporando valutazioni positive riguardo la situazione economica del paese, le
aspettative future e la situazione personale, evidenziano preoccupazioni circa un possibile peggioramento della disoccupazione”.
Nell’attesa di comprendere, con numeri esaurienti e definitivi, quale sia stato a luglio l’atteggiamento degli italiani nei confronti dei consumi, viene da chiedere una tregua da questa “ubriacatura” di dati, i quali più che fornire un quadro sistematico delle problematiche del Paese, a volte non fanno altro che creare prematuri ottimismi o allarmi, confondendo l’opinione pubblica invece di guidarla.