Caterina Mangia
L’intelligenza artificiale è in grado di comporre musica. E se è persino capace di sostituirsi all’estro musicale, aumenta il sospetto che lo sviluppo tecnologico non risparmi nessun campo.
La notizia arriva dal Politecnico di Losanna, che ha messo a punto un vero e proprio compositore artificiale, il quale imita qualsiasi stile musicale. Al momento, tuttavia, il nuovo “autore” robotico è particolarmente “esperto” nella realizzazione di componimenti di origine ebraica e irlandese.
La novità è stata presentata alla conferenza internazionale Evostar sull’intelligenza articiale ad Amsterdam, e si basa su un algoritmo già in uso per il riconoscimento vocale, che nel caso specifico analizza dei brani calcolando la probabilità dell’alternanza di note, per poi allenarsi a produrre pezzi analoghi.
“Il compositore artificiale – ha spiegato Florian Colombo, uno degli autori – può produrre melodie complete, con un inizio e una fine, che sono nuove e che condividono la caratteristica dello stile”.
Se lo sviluppo tecnologico arriva a sostituire l’ingegno umano anche in campi come la musica, dove la creatività è da sempre considerata frutto imprescindibile della personalità peculiare dell’individuo, i lavoratori, già alle prese con la “rivoluzione” portata da Industria 4.0, forse hanno un motivo ulteriore per tremare, anche perché secondo uno studio diffuso recentemente dal Politecnico di Milano e Trend Micro Tfr dimostra che nel 2018 i robot al “lavoro” saranno addirittura 1,3 milioni.
Una buona notizia, in questo contesto, arriva dal direttore del laboratorio di neuroscienze Wulfram Gerstner, del laboratorio di neuroscienze computazionali: “il compositore artificiale fornisce anche un’idea di come funziona il cervello umano” perché “per creare musica con successo sono necessarie reti neurali in grado di conservare informazioni su diverse scale temporali”. Questo implica che “la capacità del cervello umano di conservare le informazioni, anche dopo molto tempo, è fondamentale per comporre la musica”.
Per fortuna la mente umana serve ancora a qualcosa.