Ci sono voluti quasi tre anni ma il governo ce l’ha fatta, ha completato la riforma del Terzo settore con i provvedimenti attuativi varati qualche giorno fa. Una riforma importante, che riguarda più di 300.000 organizzazioni associative, cooperative e di volontariato e che coinvolge più di 6 milioni di cittadini. Un numero che non si trova negli altri paesi europei.
Ma perché questa riforma è così importante? Il nostro sistema di welfare si appoggia moltissimo sul terzo settore e, grazie ai tanti volontari impegnati, siamo stati in grado di far fronte a tante emergenze come quella del terremoto, in cui il supporto della Protezione Civile, con i suoi circa 800 mila volontari, è stato fondamentale.
Eppure per avere un immagine chiara, in termini di numeri,  sul Terzo settore dobbiamo ancora aspettare. In attesa del nuovo Censimento Istat (gli ultimi dati disponibili sono aggiornati al 2011) possiamo guardare alcuni dati estratti dall’analisi sui dati del 9° Censimento dell’industria e dei servizi condotta da Euricse in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) del 2016. (http://www.euricse.eu/it/i-numeri-del-terzo-settore-in-italia-ecco-a-chi-si-rivolge-la-riforma/).
Sono 301 mila le istituzioni non profit e ben 957 mila i lavoratori occupati: i dati censuari evidenziano infatti che circa 6 lavoratori su 10 erano occupati nelle cooperative sociali (365 mila lavoratori) o nel settore associativo che, tra associazioni riconosciute e non, occupava poco più di 341mila individui.  Nel 2011, le istituzioni non profit hanno registrato entrate economiche pari a 63,9 miliardi di euro. Di queste, circa la metà (49,5%) registrate dal settore associativo, il 26,4% da associazioni non riconosciute e il 23,1% da associazioni riconosciute. Seguono le fondazioni e le cooperative sociali (entrambe con il 17,4%) e gli enti ecclesiastici con il 9% delle entrate complessive.
Confrontandoci con l’Europa,  l’Italia risulta seconda in Europa, dopo la Francia, per incidenza di addetti dell’economia sociale sul totale dell’economia, con l’8,8%. Secondo quanto riporta l’agenzia 9Colonne, in questa classifica, il nostro paese si contraddistingue per una prevalenza degli occupati delle cooperative, che rappresentano il 65,9% del totale degli addetti italiani dell’economia sociale. L’Italia è inoltre l’unico paese europeo a contare più di un milione di cooperative, contro le 860 mila della Germania, le 528 mila della Spagna, le circa 308 mila della Francia e le 222 mila del Regno Unito.