Età pensionabile, traguardo sempre più lontano. Fortunato chi vedrà la pensione, quindi. Lunghe attese per cambi generazionali (che già pesano abbastanza nel pubblico impiego, solo per fare un esempio), giovani sempre più poveri e contributi, per chi avrà la fortuna di andare in pensione, sempre più bassi. Quali speranza avranno, quindi, i lavoratori italiani?

Il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, in audizione alla Camera, delinea il futuro dell’uscita dal mondo del lavoro: dai “66 anni e 7 mesi, in vigore per tutte le categorie di lavoratori dal 2018, si passerebbe a 67 anni a partire dal 2019”. Dal 2021 salirebbe a 67 anni e 3 mesi dal 2021 mentre, spiega, “per i successivi aggiornamenti fino “a 69 anni e 9 mesi dal 205.

Una situazione che non potrà che riflettersi sulle pensioni di domani che rischiano di essere, come spiega Alleva, più basse rispetto a carriere lavorative regolari, cioè con salari adeguati e continuità nel versamento dei contributi.

Il prossimo aggiornamento degli indici sulla speranza di vita, dal quale dipende l’aumento, consentirà al governo di varare il decreto . Quello di Alleva è, quindi, un via libera ufficiale.

Il problema, però, è che per bloccare l’aumento dell’età pensionabile (o almeno per differirne l’entrata in vigore) servirebbe trovare la copertura finanziaria, per una cifra ancora da quantificare, considerando che più cittadini maturerebbero prima il diritto di andare in pensione. Un rebus che Poletti e i tecnici del ministero saranno chiamati a risolvere, probabilmente in vista della prossima manovra finanziaria.