di Nazzareno Mollicone

La discussa proposta di legge (attualmente pendente al Senato con il n. S.2092) che intende modificare le norme esistenti sull’acquisto della cittadinanza italiana istituendo un generico ed incontrollato “ius soli” (cittadinanza concessa solo per effetto della nascita o presenza sul suolo nazionale) sta suscitando molta perplessità anche nelle fila dei parlamentari eletti all’estero membri del Partito Democratico che è il sostenitore di quella proposta.

Infatti, pochi giorni fa sei di questi (Farina, Fedi. Garavini, La Marca, Porta, Tacconi) hanno diramato un comunicato nel quale, commentando alcune dichiarazioni del presidente del Senato Pietro Grasso, hanno evidenziato il fatto che nel testo in esame non si è voluto – per ragioni propagandistiche – trattare anche delle questioni di cittadinanza riguardanti gli Italiani all’estero.

Di cosa si tratta? L’attuale legge sulla cittadinanza, n. 91 del 1992, prevede che la cittadinanza italiana possa essere riacquistata sia dai nipoti nati all’estero di coloro che sono emigrati nel secolo scorso sia dai discendenti delle persone, di etnia italiana che abitavano in territori appartenenti all’ex-impero austriaco o ceduti alla Yugoslavia dopo la seconda guerra mondiale. La norma esiste, ma la sua applicazione, soprattutto nei Paesi dell’America Latina, è resa molto difficoltosa dagli ostacoli burocratici e dalla mancanza di personale adatto da parte dei Consolati che devono istruire la pratica. Ed anche dal ritardo con cui i competenti uffici del Ministero degli Interni (forse oberati dal lavoro per gli immigrati clandestini….) definiscono la pratica emanando i decreti di cittadinanza.

Inoltre, vi è il problema delle donne italiane e dei loro figli sposatesi con uno straniero prima dell’entrata in vigore nel 1948 della Costituzione. Per effetto della disparità giuridica allora esistente tra uomo e donna, la donna sposata acquisiva totalmente la cittadinanza del marito perdendo la propria,  anche per i figli. Questa discriminazione ha avuto una censura in una sentenza giudiziale, ma non ha finora trovato una sistemazione normativa: a tal fine, i deputati succitati avevano a suo tempo presentato  una modifica della legge sulla cittadinanza che però non è stata presa in considerazione neanche come inserimento in quella attualmente in discussione al Senato.

Insomma, sottolineano i parlamentari eletti all’estero, per inseguire con rapide strategie procedurali parlamentari l’adozione dello ius soli ci si sta dimenticando di quelle persone di discendenza italiana che il diritto soggettivo all’acquisto della cittadinanza già ce l’hanno scritto su una legge vigente o che hanno una legittima aspettativa di diritto costituzionale. La loro conclusione è che “occorre trovare forme innovative di equilibrio tra lo ius soli e lo ius sanguinis, nel quadro di un più generale percorso di allargamento e consolidamento dei diritti di cittadinanza”: ma evidentemente una certa demagogia di tipo mondialista e la speranza di acquisizione di futuri consensi da parte degli immigrati hanno fatto dimenticare l’esistenza di alcune decine di migliaia di italiani in attesa di riacquisto della cittadinanza, ed il dovere morale di rendere loro giustizia.