Via libera definitivo dalla plenaria del Parlamento europeo all’accordo raggiunto a fine maggio tra Stati membri e Parlamento Ue sull’utilizzo dei fondi europei – tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale – per le opere di ricostruzione post-disastri naturali, come terremoti e alluvioni.
Non sarà il 100% chiesto inizialmente ma l’Italia potrà comunque finanziare le spese di ricostruzione post-sisma con fondi pari al 95 per cento comunitari e destinarli a tutte quelle popolazioni, come il Centro Italia, devastate dalla ‘furia’ della natura.
La modifica al regolamento è stata approvata con 625 voti a favore, 5 contrari e 28 astensioni e, il testo entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ue.
In sintesi il nuovo regolamento modifica quello sulla politica di coesione 2014-2020 introducendo un asse separato e prioritario per le operazioni di ricostruzione. La data di inizio dell’ammissibilità delle spese dei beneficiari avrà effetto retroattivo – a partire dal 1° gennaio 2014 – per poter consentire l’ammissibilità delle spese sostenute e pagate dalla data in cui è avvenuto il disastro ambientale.
Tra l’Italia e gli altri Stati membri c’era stato un leggero contrasto perché, alcuni Paesi, non volevano questa modifica, la ritenevano contrastante alla logica dell’attuale politica coesione secondo cui i progetti devono essere co-finanziati sia con fondi Ue sia tramite fondi nazionali.
Alla richiesta del Parlamento (che seppur diviso era in linea con le richieste italiane) di consentire l’utilizzo di soli fondi Ue il Consiglio aveva risposto con una controproposta del 90%, alla fine l’accordo si è trovato sul 95%.
Questi aiuti saranno destinati all’Italia, a tutti gli Stati membri e alle regioni colpite da disastri naturali completando gli aiuti già disponibili grazie al Fondo di solidarietà.
“L’accordo che abbiamo raggiunto è l’espressione della nostra solidarietà”. Così la liberale bulgara, Iskra Mihaylova, relatrice del testo per l’Aula. “Siamo tutti vulnerabili. Un disastro naturale può succedere in tutte le regioni europee e noi dobbiamo dare un supporto adeguato a tutte le regioni colpite per aiutarle ad affrontare queste difficoltà”. La politica di coesione quindi “deve essere più flessibile e capace di adattarsi rapidamente a nuove difficoltà per assicurare una risposta rapida e appropriata a tutte le necessità” .