di Caterina Mangia
L’Eurostat rileva un incremento dell’occupazione dello “zero virgola” in Ue e in Europa e già si parla di “boom”.
In particolare, nel primo trimestre del 2017 il numero di persone impiegate nell’Eurozona e nell’Ue-28 è aumentato dello 0,4 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Lo stesso trend di crescita si è registrato nel quarto trimestre del 2016.
Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, nei primi tre mesi dell’anno in corso l’occupazione è salita dell’1,5 per cento nell’area Euro e dell’1,4 per cento nell’Ue-28.
In Italia, nello stesso periodo l’occupazione è salita dello 0,3 per cento rispetto agli ultimi tre mesi del 2016, frenando rispetto al risultato del periodo precedente (più 0,4 per cento).
Si tratterebbe, secondo quanto si legge sul sito dell’Istituto statistico europeo, dei “più alti livelli mai registrati in entrambe le aree”, con “234,2 uomini e donne impiegati nell’Ue-28, di cui 154,8 nell’Eurozona”.
Se questa è l’Europa dei “record” dal punto di vista del lavoro, forse c’è qualcosa che non va: è certo che nel nostro Paese non si avverte di essere membri di un’Unione da primato, al contrario si assiste di continuo a crisi industriali e perdite occupazionali.
Anche per quanto riguarda la produzione industriale l’Eurostat vede rosa, ma sempre con gli “zero virgola”: ad aprile la produzione industriale nell’Eurozona ha subito un incremento dello 0,5 per cento rispetto al mese precedente, mentre nell’Ue-28 dello 0,2 per cento. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, la crescita è stata dell’1,4 per cento in entrambe le aree, mentre in Italia si è registrata una contrazione dello 0,4 per cento su base mensile ed una crescita dell’1 per cento rispetto ad aprile 2016, in rallentamento rispetto ai mesi precedenti ( più 2,9 per cento annuale a marzo, più 2,0 per cento a febbraio).