di Claudia Tarantino
Nell’indagine trimestrale sul mercato del lavoro realizzata dall’Istat, il dato principale è quello relativo all’aumento dell’occupazione, in linea con le attese degli analisti, con 52 mila persone al lavoro in più (+0,2%) rispetto al trimestre precedente e 326 mila in più (+1,5%) rispetto al 2016.
In particolare, il report dell’Istat indica che l’aumento annuo riguarda i dipendenti (+343 mila), in meno di un terzo dei casi a tempo indeterminato (+112 mila), a fronte del calo degli indipendenti (-26 mila, -0,5%). Inoltre, la crescita dell’occupazione riguarda soprattutto le persone con 50 anni e più (+328 mila), ma coinvolge anche i 15-34enni (+83 mila su anno). In flessione, invece, l’età intermedia (-85 mila).
Secondo l’Istituto di Statistica, le ragioni sono da ricercarsi nei “segnali di accelerazione della dinamica dell’attività economica, particolarmente significativi in molti settori dei servizi, associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% su base annua”.
Nel primo trimestre del 2017, difatti, l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,4% in termini congiunturali e all’1,2% su base annua. Nel quadro complessivo dell’aera Ue, l’economia degli Stati membri è cresciuta dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dell’1,7% nel confronto con lo stesso trimestre del 2016.
Di contro, il tasso di disoccupazione diminuisce di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, scendendo all’11,6%, con una riduzione congiunturale di 49 mila disoccupati, mentre l’indicatore rimane stabile in confronto a un anno prima.
Tuttavia, il numero di disoccupati è aumentato per il terzo trimestre consecutivo con 51 mila persone in più in cerca di lavoro nel primo trimestre sull’anno (+1,7%), concentrato nel Mezzogiorno (+103 mila persone) e tra le donne (+75 mila). Mentre il tasso di inattività si è ridotto al 34,7% (-0,1 punti), “in calo per il sesto trimestre consecutivo anche se a ritmi meno sostenuti in confronto al trimestre precedente”.
Occorre, quindi, dare uno sguardo ai dati di flusso non destagionalizzati per capire cosa è davvero successo nel corso degli ultimi dodici mesi ai lavoratori. Si scopre così, infatti, che aumentano le ‘permanenze nell’occupazione’ (+0,4 punti), ma probabilmente complice la fine degli sgravi “diminuiscono le transizioni da dipendente a termine a tempo indeterminato (dal 24,2% tra il primo trimestre 2015 e il primo trimestre 2016 al 19,6% nell’analogo periodo tra il 2016 e il 2017)”.
Il passaggio da disoccupato a occupato resta stabile (23,4%, +0,1 punti), ma gli ingressi aumentano soltanto verso l’occupazione a termine.
Tra gli inattivi cresce il passaggio verso l’occupazione (+0,4 punti percentuali) ma soprattutto verso la disoccupazione (+0,9 punti).
Se non altro, prosegue dopo otto trimestri la diminuzione del numero di scoraggiati (-90mila in un anno, -5,1%), che in più di nove casi su dieci interessa le donne.