di Claudia Tarantino

“Sarebbe un suicidio far fallire le due banche venete. C’è qualcuno in Italia e in Europa che si è fatto l’idea che queste sono ‘banchette’”.

Spara a zero il governatore del Veneto, Luca Zaia, in una intervista sul Gazzettino centrata sul destino dei due istituti veneti in attesa dell’ok Ue per la ricapitalizzazione precauzionale pubblica.

Se la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca falliscono, spiega Zaia “il default italiano inizierebbe da qui”. Il governatore, infatti, parla di “una reazione a catena” che si innescherebbe dal fallimento dei due istituti di credito e che porterebbe “all’implosione del sistema con un Pil da 150 miliardi, un residuo fiscale nei trasferimenti allo Stato di 21 miliardi, che sono anche frutto degli investimenti fatti da queste due banche in questi anni”.

Insomma, il messaggio è chiaro: “ Se salta il Veneto, può fallire l’Italia”.

Forti preoccupazioni sul destino delle banche venete e, quindi, sulle ripercussioni che una loro chiusura avrebbe sui lavoratori che vi sono impiegati, sono state espresse anche dall’Ugl che, in una nota congiunta con le altre organizzazioni sindacali di categoria, ha sottolineato come i dipendenti “in questi anni hanno già pagato con pesanti sacrifici il prezzo delle difficoltà delle loro aziende e adesso è tempo di avere certezze e sicurezze occupazionali per il futuro”.

Secondo fonti contattate dall’agenzia MF-DowJones, infatti, la diminuzione del personale delle banche venete potrebbe interessare 3.668 unità. Si tratta “della cifra massima di lavoratori che detiene i requisiti adatti per accedere ai pre-pensionamenti”. Diversamente, si dovrebbe procedere con altre forme di welfare (ancora ignote e difficilmente percorribili) o, in extremis, coi licenziamenti.

“La cura dimagrante – si legge ancora su MF-DowJones – è necessaria per ridurre i costi dei due istituti in difficoltà che rimangono in attesa del via libera dell’Ue per ricevere la ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato. Una misura, quest’ultima, che è subordinata all’individuazione di 1 miliardo di risorse private per puntellare al più presto il capitale delle due realtà (a questo proposito sono molteplici le ipotesi: dai fondi di private equity ad Atlante alle Poste)”.

Ma chi è che non crede nella possibilità di salvare le due banche venete? L’Europa o il governo italiano?

“Temo entrambi” risponde Zaia. “Delle due l’una: o l’Italia non conta niente, oppure la delegazione che sta trattando per farsi autorizzare l’aiuto di Stato sta utilizzando l’Europa come alibi. C’è solo un modo per dimostrare che non è vero: mettano quel miliardo, e poi discutiamo”. Anche a rischio, dice, di una procedura d’infrazione: “Non si fanno fallire due banche così per 1 miliardo. Non è che vengono qua e arrestano tutti. Ci impongono il coprifuoco? Non ci fanno mangiare la sera?”.

Anche per i rappresentanti dei lavoratori “la via da percorrere oggi per rilanciare le due banche è nell’intervento pubblico di ricapitalizzazione precauzionale da coordinare con una modalità di cessione degli npl diversa da quella penalizzante per il bilancio delle banche e per il territorio che dall’Europa si vuole imporre”. Ma avvertono: “Non si pensi di accettare soluzioni che, per accontentare l’Europa, prefigurino licenziamenti: sarebbe un suicidio per l’intero sistema”. La strada da percorrere non può essere certo quella dell’impoverimento degli organici, indispensabili al funzionamento delle aziende.

I sindacati, infine, mandano un messaggio forte e chiaro ai vertici delle due banche venete, al Governo e alla Commissione europea a Bruxelles: “Chiunque pensi ai licenziamenti, si troverà a fare i conti con la mobilitazione nazionale di tutta la categoria e lo sciopero deciso unitariamente da tutto il sindacato. Siamo pronti anche a organizzare un presidio ed una manifestazione a Bruxelles”.