di Annarita D’Agostino

L’Oriente non affascina più Moody’s: per la prima volta in 28 anni, l’agenzia taglia il rating della Cina da Aa3 ad A1 e quello di Hong Kong da Aa1 ad Aa2. Il gigante asiatico cresce, ma non abbastanza, e il livello di indebitamento pubblico e privato è quasi raddoppiato in meno di dieci anni, dinamica che ha impattato anche sulla valutazione dell’ex colonia britannica vista la crescente integrazione con l’economia cinese.
La notizia ha destato scalpore e proteste da parte dei governi, ma le conseguenze sul piano finanziario sono state, almeno nell’immediato, limitate, perché il declassamento era atteso e l’outlook è passato da ‘negativo’ a ‘stabile’, cioè l’agenzia considera comunque la situazione sotto controllo.
La Borsa di Shanghai e, soprattutto, i titoli di Stato cinesi non hanno subito ripercussioni eccessive, grazie al fatto che sono per almeno l’80% detenuti da investitori domestici, con Shanghai scesa sotto i minimi dell’anno prima di chiudere a +0,07%. Il debito pubblico, anche se in crescita costante, non ha raggiunto livelli preoccupanti, restando inferiore al 40% del Pil. Cautela nelle Borse europee, che hanno chiuso tutte in negativo ad eccezione di Londra.
Ma la calma sull’orizzonte finanziario rischia di essere momentanea: secondo gli analisti, il downgrade potrebbe avere effetti sulle società pubbliche della Cina, strutturalmente con debiti elevati, cambiando in negativo la valutazione degli investitori esteri. In uno scenario di crescita in rallentamento, l’eventuale minore appetibilità dei titoli cinesi e la sostenibilità del debito potrebbero acquistare influenza sull’andamento dei mercati, soprattutto se anche l’agenzia S&P, come atteso, confermerà il declassamento.
Intervistato dall’agenzia Ansa, Michele Geraci, professore di Finanza alla NYU Shanghai, sostiene che “le agenzie di rating sono sempre in ritardo sulle reali condizioni”. “Se sommiamo le tre entità del debito della Cina, cioè governo, cittadini e industria, il rapporto debito/Pil è al 320-330%, come quello dell’Italia, un po’ meno della Grecia, più o meno quello della Francia e poco di più di quello tedesco”. Dunque, per l’economista, il rischio default, in assoluto, “non è molto diverso dai Paesi del Mediterraneo: la differenza è che la Cina batte moneta e in questo modo il default non è mai forzato, il rischio è minore”. Gli scambi scarsi e limitati sul mercato dei bond fanno in modo che “la curva dei tassi la decida il governo”. Secondo Geraci quello di Moody’s è un segnale “dell’Occidente: se la Cina vuole giocare al mercato della finanza internazionale con le sue regole è sbagliato”.
Dal punto di vista politico, inoltre, la decisione di Moody’s cade in un momento critico, nel quale il presidente Xi Jinping e la leadership sono impegnati sia su riforme volte a garantire la stabilità finanziaria senza danneggiare un’economia in frenata che verso la transizione alla “nuova normalità”, con il delicato appuntamento di fine anno del 19/mo congresso del Pcc. Sullo sfondo, c’è la trasformazione del colosso cinese in un’economia dei servizi e la necessità di una profonda riorganizzazione delle aziende di stato.
Pechino non gradisce il downgrade e, mediante il ministero delle Finanze, definisce “non appropriato” il metodo seguito perché i punti esaminati “sovrastimano le difficoltà dell’economia e sottostimano le capacità della Cina”. Ma Moody’s insiste, e con il downgrade di Hong Kong conferma il giudizio negativo, senza nascondere che la principale causa è sempre la crescita rallentata del gigante cinese: “questo downgrade – scrive l’agenzia – riflette il parere di Moody’s che la dinamica del credito in Cina continuerà ad avere un impatto significativo sul profilo di credito di Hong Kong, a causa di legami economici, finanziari e politici più stretti il continente”. “Le caratteristiche istituzionali di Hong Kong, a cui è concessa per il momento un certo grado di indipendenza politica ed economica, insieme con la forza intrinseca di Hong Kong in termini di credito, spiegano che il rating Hong Kong è superiore a quello di Cina. Ma le due valutazioni, come le due regioni sono strettamente collegate”.