di Claudia Tarantino

La nuova edizione della Hays Salary Guide ha indagato uno dei temi più innovativi del mondo del lavoro di oggi, lo Smart Working.
Secondo le norme del Ddl Lavoro, con Smart Working si intende la modalità di gestione flessibile e personalizzata della settimana lavorativa a regime subordinato. Grazie alla diffusione delle nuove tecnologie, infatti, oggi è possibile svolgere le attività lavorative anche senza doversi recare nella propria sede d’azienda, perché parte delle prestazioni possono essere svolte da casa o in altri luoghi. Tuttavia, solo il 21% dei professionisti italiani dichiara che la propria azienda offre ai dipendenti la possibilità di usufruire del ‘lavoro agile’. Sarà forse anche per questo motivo che il 59% del campione ammette di non conoscere la normativa in materia (D. Lgs. n. 2233).
Il dato viene confermato dalle risposte delle imprese: solo il 35% afferma di offrire ai propri dipendenti la possibilità di lavorare in smart working. E fra queste, il 65% sostiene che la percentuale dei professionisti che ne usufruiscono è inferiore al 30%.
Eppure questa nuova modalità lavorativa può avere risvolti assolutamente positivi sia per i datori di lavoro – che vedrebbero un incremento della produttività (46%), accompagnato da un risparmio dei costi di gestione degli spazi degli uffici (21%) – sia per i lavoratori. Questi ultimi, infatti, nell’82% dei casi affermano che usufruirebbero volentieri dello smart working, annoverando fra i principali vantaggi la maggiore autonomia organizzativa (33%), la riduzione dei tempi e dei costi sul tragitto casa-lavoro (28%), oltre ad una migliore conciliazione delle esigenze lavoro-famiglia (25%).
La Hays Salary Guide 2017 ha delineato un quadro approfondito e aggiornato sul mondo del lavoro in Italia, esaminando i principali trend nel settore del recruiting e le politiche retributive attuali, oltre ai processi di selezione del personale.
Nella sezione dedicata allo smart working, analizzando i dati relativamente al livello professionale, si evince come sia “il middle management a optare maggiormente per il ‘lavoro in mobilità’ (42%); percentuali nettamente inferiori per junior e top management (rispettivamente 20% e 14%)”.
Fra gli strumenti più forniti dalle aziende per lavorare  da remoto, pc e smartphone sono i dispositivi che vanno per la maggiore (rispettivamente 97% e 83%), seguiti dal rimborso spese per i costi sostenuti (ad esempio traffico dati).
Per ottimizzare lo smart working le principali imprese italiane “hanno adottato le nuove tecnologie, quali ad esempio le App di Instant Messaging – in primis, WhatsApp e Skype – (81%), le tecnologie Cloud (70%) e i Social Media Aziendali, come Yammer (31%)”.
Quali saranno gli scenari futuri del lavoro agile in Italia? La metà delle aziende prefigura uno scenario in cui questa nuova modalità di lavoro “costituirà il 50% del tempo lavorativo totale dei dipendenti, mentre il 17% del campione ritiene che lo smart working sarà usufruito dalla totalità dei professionisti. Infine, il 27% degli intervistati si dimostra più scettico, sostenendo che in futuro non ci saranno cambiamenti rispetto alla situazione attuale”.