L’Europa ci promuove, o meglio lo fa nei fatti ma resta in attesa che le misure messe nero su bianco dall’Italia vengano rispettate. Insomma ci promuove nelle intenzioni ma non ancora nei fatti. Eppure la manovra con l’ok di Bruxelles punta più a tamponare i danni che a rilanciare la crescita, ma questo in una logica di contenimento dei costi bisognava aspettarselo.
“L’Italia – scrive la Commissione – conferma che le misure di bilancio addizionali richieste per il 2017 sono state prese e che quindi, in questa fase, nessun passo ulteriore è giudicato necessario per rispettare la regola del debito”. Bruxelles non ritiene ci siano le condizioni nemmeno per una procedura per squilibri macroeconomici, se si applicano le riforme raccomandate.
Dall’Europa arrivano anche richiami sulla lunghezza dei processi della giustizia civile e sulla riforma del Pubblico Impiego, così come sulla richiesta di agire su Npl, prendendo misure sull’insolvenza.
Per una vera promozione si dovrà aspettare l’autunno, ma nel frattempo il nostro Paese resta agli ultimi posti delle classifica europea, questa volta rispetto alle previsione di miglioramento del Pil. L’Istat sostiene infatti che nel primo trimestre del 2017 il Pil abbia registrato “un ulteriore miglioramento” con una previsione per l’anno di un aumento pari all’1,0% in termini reali ma se, prendendo come riferimento il primo trimestre del 2015, il livello del Pil italiano è cresciuto dell’1,9% nei primi tre mesi del 2017, nello stesso periodo quello dell’area euro è aumentato del 3,5%.
Il gap resta anche considerando i numeri del primo trimestre 2017, periodo in cui il livello del Pil italiano è cresciuto dell’1,9% contro il 3,5% dell’area euro. Tra i principali Paesi europei solo la Francia ha mostrato miglioramenti simili a quelli italiani (+2,1%). Andando nel dettaglio, tra gennaio e marzo 2017 si registra una variazione congiunturale pari allo 0,2% contro un +0,5% nell’area euro.
Sul fronte dei consumi, la spesa delle famiglie e delle Isp in termini reali è stimata in aumento dell’1%, ma in rallentamento rispetto al 2016. Nel 2016, a seguito del rallentamento iniziato nella seconda parte dell’anno, secondo l’Istituto di statistica, la spesa delle famiglie residenti e Isp ha segnato una decelerazione (+1,4%) sostenuta da un incremento del reddito disponibile e del potere d`acquisto (+1,6% per entrambi gli aggregati). Anche in questo caso il confronto con l’Europa è davvero desolante: la Spagna ha segnato il tasso di crescita più elevato della spesa per consumi (+3,2%) mentre Germania e Francia hanno registrato aumenti in linea con la media dell`area euro (rispettivamente +2,0% e +1,9%).