di Cecilia Pocai
L’obiettivo è valorizzare l’eccellenza della ricerca, con investimenti in capitale umano, infrastrutture di ricerca e attività didattiche di alta qualificazione nel settore universitario. Il ministero dell’Istruzione premierà 180 i dipartimenti universitari a cui andranno i 271 milioni di euro previsti annualmente dalla legge di Bilancio 2017. Sebbene va considerata una notizia positiva per il mondo accademico, parliamo davvero di una goccia nel mare, visto che in Italia l’università di certo non se la passa bene: nel nostro Paese, lo ricordiamo, nel 2016 solo il 26,2% di persone tra i 30 e i 34 anni ha conseguito una laurea (dati Eurostat). I giovani non credono più che l’istruzione possa aiutarli ad entrare nel mondo del lavoro e, forse, effettivamente non hanno tutti i torti. A 3 anni dalla laurea, infatti, solo il 57,7% degli under 35 riesce a trovare un’occupazione in Italia, in Europa la percentuale sale all’80,7% (dati Eurostat).
Tornando ai dettagli di questo “concorso”, ogni dipartimento riceverà in media 1,350 milioni di euro annui. A questi fondi si aggiungeranno altri 250 mila euro vincolati per infrastrutture di ricerca nei Dipartimenti di area scientifico-tecnologica. La selezione finale dei 180 Dipartimenti di eccellenza per il quinquennio 2018-2022 avverrà nel corso del 2017. Nelle prossime settimane la commissione individuerà i criteri di selezione e successivamente saranno gli stessi Dipartimenti a candidarsi per via telematica, avendo a disposizione tre mesi per predisporre e presentare il proprio progetto di sviluppo dipartimentale quinquennale. Potranno presentare domanda i Dipartimenti inseriti nell’elenco dei 350 individuati dall’Agenzia nazionale di valutazione dell’Università e della Ricerca sulla base di un indicatore standardizzato di performance predisposto dalla stessa Agenzia tenendo conto, per ciascun settore disciplinare, la valutazione ottenuta dalle pubblicazioni delle docenti e dei docenti di ciascun Dipartimento nell’ultima Valutazione della Qualità della Ricerca con le valutazioni medie del settore a livello nazionale.
“Il nostro sistema universitario – ha detto il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli – può contare su importanti eccellenze. Valorizzarle significa fare un’operazione che guarda al futuro del Paese, delle giovani e dei giovani. Significa rendere il sistema più competitivo e in grado di confrontarsi al meglio nel panorama internazionale”. Parole sacrosante, ma c’è bisogno di fatti, perché la realtà è che le nostre eccellenze preferiscono emigrare all’estero visto che non hanno fiducia nelle prospettive offerte dal sistema universitario italiano.
Disse bene il presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, Gaetano Manfredi, durante un incontro organizzato al Cnr qualche tempo fa: “il sistema universitario dal 2008 ha perso un miliardo di investimenti, 10mila ricercatori e quasi il 15% di iscritti. Se si riuscisse a recuperarli in un piano pluriennale, torneremo nella situazione in cui eravamo, nella quale eravamo sottodimensionati, ma almeno avevamo dei giovani”.