di Claudia Tarantino

L’equilibrio tra vita lavorativa e carichi familiari continua ad essere la sfida più grande per le donne italiane che scelgono di diventare madri. Ecco perchè Save the Children sceglie l’appellativo ‘equilibriste’ nel II Rapporto sulla condizione materna in Italia, riferendosi proprio a quelle donne che nel nostro Paese “diventano madri sempre più avanti negli anni (31,7 è l’età media al parto), spesso sono costrette a rinunciare al lavoro e al tempo libero a causa degli impegni familiari (l’Italia occupa il penultimo posto per tasso di occupazione femminile nell’UE a 28 Paesi) e devono vedersela con un welfare che non riesce a sostenerle nella decisione di mettere al mondo un bambino”.
I tre indicatori di cura, lavoro e servizi per l’infanzia della seconda edizione del Mothers’ Index (Indice della Madri) italiano sottolineano poi come la scelta di diventare madre in Italia possa pregiudicare la condizione sociale, professionale ed economica di una donna a seconda della regione nella quale viene messo al mondo un figlio.
Ancora una volta, le regioni del Nord risultano più virtuose rispetto a quelle del Meridione, dove la condizione delle madri fatica a migliorare.
Alla vigilia della Festa della Mamma, quindi, per Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti, possono rallegrarsi le madri del Trentino-Alto Adige, che anche quest’anno si conferma la regione ‘mother friendly’ per eccellenza, seguite dalle mamme della Valle D’Aosta, dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del Piemonte. Difficoltà sempre dietro l’angolo, invece, per le madri del Sud: è la Sicilia, risultata 20° in classifica, a registrare la performance peggiore a livello nazionale, preceduta da Calabria (19°), Puglia (18°), Campania (17°) e Basilicata (16°).
Tuttavia, anche nelle regioni del Nord siamo ancora lontani da un modello virtuoso che vede la maternità come una risorsa e non come un impedimento.
“La condizione delle madri in Italia è ancora critica” commenta Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. “Serve un impegno collettivo delle istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti per permettere alle mamme di vivere la gioia della maternità senza rinunciare alla propria vita professionale e sociale”.
Non a caso, i dati sull’impiego femminile rispecchiano a grandi linee l’indice generale di Save the Children, con Trentino-Alto Adige (1°), Valle d’Aosta (2°), Emilia-Romagna (3°) e Lombardia (4°) nelle prime posizioni, a dimostrazione di come anche nelle regioni dove l’occupazione femminile è in aumento, i territori non riescono ad essere efficaci nel colmare il divario di genere.
Per quanto riguarda la cura (un insieme di indicatori che mettono in corrispondenza i tassi di fecondità delle donne con la distribuzione interna del lavoro di cura del contesto familiare diviso per entrambi i partner con una occupazione) la Lombardia risulta non solo la regione più virtuosa, ma anche quella che, assieme ad Umbria (9°) e Calabria (17°), ha ottenuto un forte miglioramento dovuto soprattutto ad un abbassamento significativo dell’indice di asimmetria (distribuzione della cura e del lavoro familiare tra donne e uomini).
Infine, l’area dei servizi per l’infanzia, cioè quella che monitora la competitività delle regioni in base agli asili nido e ai servizi integrativi ed innovativi per la prima infanzia, conferma Valle d’Aosta (1°) e Trentino-Alto Adige (2°) come migliori.